Dal cemento di Scampia alla Juventus: la storia di Rolando Mandragora

Dal cemento di Scampia alla Juventus: la storia di Rolando Mandragora


Il caso Verratti, per la dirigenza della Juventus, è valso da lezione: se si crede nel talento di un giovane calciatore, bisogna avere il coraggio di prenderlo subito, prima che aumenti la concorrenza. Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di Rolando Mandragora, che proprio contro i bianconeri, che di recente hanno deciso di investire su di lui, ha fatto il suo debutto in massima serie.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Rolando Mandragora è un centrocampista dotato di ottime qualità tecniche e visione di gioco, ma anche di grande forza nei contrasti e capace di svolgere alla perfezione i compiti d’interdizione. Per caratteristiche fisiche, quindi, è più simile a Thiago Motta che a Pirlo o Verratti, anche se è più mezzala rispetto all’italo-brasiliano. In estrema sintesi: ci troviamo dinanzi ad un perfetto centrocampista moderno, abile in entrambe le fasi. Ciò che impressiona di più di Rolando, però, è la sua straordinaria maturità, che dimostra ogni volta che mette piede sul rettangolo verde. “Sembra un trentenne” dicono di lui gli addetti ai lavori, e non è di certo un caso che sia il perno della nazionale under 21 nonostante abbia solamente 18 anni.

LA STORIA – Classe 1997, Rolando Mandragora cresce a Scampia, quartiere della periferia nord di Napoli. È tra le strade e il cemento della zona in cui è cresciuto che inizia a tirare i primi calci a un pallone, spinto verso il calcio dal papà, che gestisce la scuola calcio dei fratelli Cannavaro, e dallo zio Bruno, uno degli allenatori più noti del panorama locale. La sua prima squadra è il Ponticelli, poi prosegue il suo percorso di crescita alla Mariano Keller, una delle scuole calcio più famose in Campania, prima di iniziare a girare lo Stivale per sostenere provini con varie squadre. A puntare su di lui, alla fine, dopo una serie di lunghi viaggi, di kilometri e paesaggi, è il Genoa, che lo aggrega ai giovanissimi, di cui diventa subito il pilastro principale. Viste le ottime impressioni destate durante il suo primo anno a Genova, l’anno successivo viene promosso negli Allievi Nazionali, prima di essere aggregato con un anno di anticipo alla primavera di Liverani. A soli 17 anni, in una gara casalinga, fa il suo esordio in Serie A: l’avversario è la Juventus, e Gasperini gli affida l’ingrato compito di non far giocare Pogba. Qualunque ragazzo alla prima esperienza avrebbe accusato un minimo di pressione, ma non se ti chiami Mandragora: il ragazzo partenopeo offre una prestazione di straordinaria sostanza, salvando anche la squadra su un tentativo di Tevez, ma ciò che colpisce di lui è l’estrema intelligenza tattica che, abbinata alle ottime doti tecniche, consente a Rolando di essere uno dei migliori in campo della sfida. A volte, poi, le magie succedono e, dopo sei mesi in cui ha mostrato tutto il suo talento con la maglia del Pescara in serie cadetta, sono stati proprio i bianconeri a decidere di investire su di lui

Corrado Parlati