Juventus, Ravanelli racconta la Champions 30 anni dopo: “Disposto a morire per Lippi”

Juventus, Ravanelli racconta la Champions 30 anni dopo: “Disposto a morire per Lippi”
ravanelli in finale contro l'Ajax

A 30 anni dalla vittoria della Champions League contro l’Ajax, Fabrizio Ravanelli ha raccontato le emozioni, il percorso e quella storica stagione a Tuttosport. Ravanelli ha parlato dei punti di forza di quella Juve e dell’identità juventina di un tempo, ma non ha fatto mancare di un suo commento sulla situazione attuale della Juventus.

La mitica Champions del 1996

L’ex attaccante bianconero in questa lunga intervista si è soffermato sul racconto della Champions League del ’96, dove ha narrato aneddoti, emozioni e le gesta di quella squadra eroica, l’ultima a vincere una Champions in bianconero. Ravanelli ha dapprima raccontato le emozioni di quella serata:

“E’ stata una serata veramente speciale, soprattutto per uno juventino che ha amato e ha pianto per la Juventus. Mio padre aveva l’abbonamento del Perugia, dentro di me invece è entrato quel colore bianconero. Oggi sono un ragazzo di 57 anni che ha fatto la storia della sua squadra del cuore, ed essere partito da una provincia piccola come Perugia è qualcosa di incredibile. Esultato prima che la palla entrasse? In pratica, avevo notato che palla non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere raggiunta. Aveva preso anzi una traiettoria incredibile, in diagonale: avessi avuto la possibilità di calciare di sinistro non so se sarei riuscito a fare gol. Ho fatto perno sul piede forte, il mancino, e quella torsione ha fatto sì che la sfera avesse la direzione giusta. Doveva andare così. Ho rivisto le foto mille volte: è il mio film, il film della mia vita. A volte la guardo e dico: ma non è possibile. Sarò sfacciato, ma in quel momento mi sono sentito il Re Leone. Far gol in una finale di Champions, essere protagonista di un momento del genere, battere la squadra – a detta di tutti – più forte d’Europa, quell’Ajax che sconfigge il Milan dei tre olandesi: incredibile.”

Ravanelli ha anche narrato alcuni aneddoti di quella fantastica annata, spiegando come Lippi avesse avuto un ruolo fondamentale in quella Juventus.

“Lippi redo sia stato l’artefice numero uno delle nostre vittorie. Il mister è stato, al di là di tutto, un grande motivatore. Un allenatore incredibile che ci ha fatto giocare un calcio totale. Con tre attaccanti, per la prima volta dopo anni con due punte. Poi in certi momenti non era solo la nostra guida, ma quasi un compagno aggiunto. Il giovedì sera spesso Vialli organizzava delle cene: lui si aggregava e poi a un certo orario diceva “adesso divertitevi, io me ne vado a casa”.L’ammonizione contro il Real? Un giallo per proteste! Ero capitano in assenza di Vialli, avevo litigato con Luis Henrique, che oggi allena il Psg, mi ero innervosito a tal punto da beccarmi l’ammonizione. Saltai il ritorno, ma quella Juve mi dava fiducia. Avevamo creato una mentalità incredibile: tutti eravamo disposti a morire sul campo per il proprio allenatore, per i dirigenti, per i tifosi. Eravamo diventati talmente uniti, e l’avevo capito già in estate: allenamenti massacranti, ho visto compagni vomitare per poi andare fortissimo. Sarebbe bello vedere i dati di quel periodo: vincevamo le partite quasi sempre negli ultimi 20 minuti, quando eravamo lì che soffrivamo perché avevamo una capacità aerobica superiore rispetto agli avversari.”

Il rapporto con Vialli e la Juve di oggi

Ravanelli si è soffermato anche in un momento commovente per ricordare il suo grande amico Gianluca Vialli, del quale ha raccontato alcuni aneddoti:

“Non mi vergogno a dirlo: in certi momenti sono stato anche il suo tappetino. Era talmente grande che lo seguivo in tutto e per tutto. Una persona incredibile, di un’umanità e di una leadership, persino silenziosa. Non ha mai urlato e ha sempre fatto passare la sua guida con il comportamento. Quando ci siamo conosciti? Giocavo nel Perugia, ancora in Serie C. La Nazionale di Vicini era arrivata in città e avevo chiesto il permesso di vederlo. Sono andato negli spogliatoi, mentre si stava facendo massaggiare. Gli ho chiesto un dettaglio sulle scarpe, mi ha chiesto il numero e mi ha preso un paio nuovo di zecca. Arrivavano dal Giappone, non ha esitato. Questo era Luca Vialli. Un altro aneddoto: Trapattoni fa il giro delle stanze e viene a chiedere a Gianluca le sue condizioni. Vialli gli fa: “Mister, preferisco saltare questa per recuperare meglio per la partita in Coppa Uefa”. Il Trap gli dà l’ok, poi mentre esce Luca torna a parlargli: “Mi raccomando, però. In campo deve andare Fabrizio, che è in forma”. Il mister gli risponde che l’allenatore è ancora lui. Poi, al pomeriggio, nel briefing pre partita, vedo la formazione titolare e sono negli undici. E finisce 4-3, e per me è una partita determinante per il futuro. Un leader silenzioso e totale.”

Ravanelli insieme a Luca Vialli
L’esultanza di Ravanelli e Vialli

L’ex attaccante della Juve ha anche parlato della situazione attuale dei bianconeri, dando un segnale positivo:

Spalletti è l’uomo giusto? Credo possa aprire un ciclo come ha fatto Lippi: abbiamo sempre espresso un grande calcio, c’è qualcosa da sistemare come la difesa, ma è certamente l’uomo giusto. Ho incontrato Luciano alla serata in memoria di Gianluca: tempo fa gli avevo detto che un giorno mi sarebbe piaciuto vederlo sulla panchina della Juve. I ragazzi possono tirare fuori il giusto carattere. Ora la Juve si sta ricostruendo, ma sono convinto che dal prossimo anno saranno pronti a lottare per vincere lo scudetto.”

Gli Agnelli, storia della Juve

Ravanelli ha anche voluto parlare della famiglia Agnelli, sottolineando come la storia della Juve vada a pari passo con quella della famiglia:

“No, non può esistere una Juve senza la famiglia Agnelli. Credo che la famiglia rappresenti tutto per il mondo juventino e non solo. Gli Agnelli sono stati una palestra di vita nel capire come bisognava comportarci, il modo di vivere. Te lo porti anche quando lasci il club: una volta che rappresenti la Juventus, lo fai per sempre. L’episodio più divertente con l’Avvocato Agnelli? Uno: quando sono arrivato a Torino, o forse al secondo anno, l’Avvocato mi ha preso da parte. E mi ha detto: “Ma Ravanelli, come mai tu hai i capelli bianchi e la barba nera?”. Gli ho risposto: “Non lo so, Avvocato”. Quello più emozionante? Una volta è arrivato al campo Combi con la sua Lancia Thema. Scende dalla macchina e al suo fi anco c’è Gorbacëv. Mi presenta come “il nostro bomber.”

Orgogliosamente flegrea, porto nel giornalismo la tenacia tipica delle mie radici di Pozzuoli. Lavoro dal 2018 per il network Nuovevoci, occupandomi di sport e comunicazione a 360 gradi. Dopo aver approfondito la mia formazione con due Master, tra cui quello alla Cattolica di Milano, ho scelto di applicare il rigore dell'analisi sportiva al racconto della Juventus. Scrivere delle grandi realtà del calcio nazionale è per me la naturale evoluzione di un percorso nato per amore di questo sport.

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