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Maddaloni consiglia la Juventus: ”Deve farlo per migliorare”, poi la risposta sul programma di Andreini

Massimiliano Maddaloni è stato intervistato da Tuttosport su Giovanni Andreini, supervisore delle diverse aree di performance.

Su quando ha conosciuto Andreini:

”L’ho conosciuto nel 2019. Marcello Lippi aveva appena dato le dimissioni da ct della Cina e io, che facevo parte del suo staff, ero rientrato in Italia quando mi chiamò Donadoni: aveva accettato la panchina dello Shenzen e mi chiese se volevo rimanere un altro anno in Cina per fargli capire com’era lì il calcio. E proprio allo Shenzen conobbi Giovanni, che faceva il preparatore atletico di Donadoni”.

Su per quanto tempo hanno lavorato assieme:

”Per otto mesi, ma ho mantenuto ancora un ottimo rapporto con Andreini. Allo Shenzen arrivai da solo: all’inizio bisogna conoscersi non soltanto professionalmente, ma anche caratterialmente. E in Giovanni ho trovato delle qualità eccezionali: è una persona estroversa, allegra, sempre propositiva. Come vice di Donadoni lavoravo in stretto contatto con lui: insieme curavamo la parte delle metodologie di allenamento e delle esercitazioni”.

Sull’idea di lavoro di Andreini:

”È molto semplice: con l’allenatore definiva gli obiettivi tattici e fisici settimanali e mensili, poi programmava il lavoro per cercare di raggiungerli”.

Andreini ai tempi del Parma

Sulla peculiarità che l’ha reso così importante:

”Ha creato un programma computerizzato in cui riesce a ottimizzare le performance di ogni giocatore abbinando parametri fisici e tecnici. È un programma sul quale
continua a lavorarci, cercando di perfezionarlo e migliorarlo. Ha fatto anche un master alla Bocconi e ha tenuto un paio di lezioni a Coverciano per spiegarlo. E’ piaciuto tanto alla Juventus che il club ha deciso di portarlo a Torino”.

Sul funzionamento di questo programma:

”Ci sono dei coefficienti legati a peso, altezza, struttura fisica, forza nelle gambe, muscolatura, capacità di corsa, aerobica, accelerazione e decelerazioni che vengono monitorati a ogni allenamento. Per ogni giocatore c’è un programma personalizzato, sul quale incide anche il ruolo: prima vengono fatti dei test che stabiliscono il punto di partenza e, in base alle caratteristiche del giocatore, si definisce la performance e attraverso quali esercizi arrivarci in rapporto con il lavoro tecnico-tattico dell’allenatore: a seconda delle necessità, si stabiliscono le metrature degli esercizi, tempi di esecuzione e di recupero. E devo dire che nello Shenzen il 90-95% dei giocatori centrava l’obiettivo. Andreini era veramente bravo”.

”A volte qualcuno non riusciva e allora si compensava con un lavoro singolo a
secco”.

Sui frutti del lavoro di Andreini che ancora non si sono visti alla Juventus:

”Dategli tempo. Conoscendolo, non sarà arrivato a Torino imponendo i suoi metodi: è una persona intelligente, si sarà approcciato allo staff con umiltà, cercando di capire e di collaborare. Ma il suo programma funziona ed è utile per valutare se un giocatore si è allenato bene durante la settimana. Poi, ovvio, è l’allenatore a decidere chi far giocare, come mi diceva sempre Lippi”.

Su cosa gli diceva Lippi:

‘Che ci sono giocatori che vanno fatti giocare anche se da un punto di vista fisico non sono al top perché danno qualcosa in più sotto l’aspetto mentale. Uno come Zidane lui lo metteva sempre. I parametri fisici sono importanti, ma conta pure l’insieme delle componenti”.

Sulla Juventus di questo momento:

”Prima deve ritrovare la sua identità poi troverà pure la condizione fisica. Che è un aspetto fondamentale vista l’intensità del calcio moderno. I due aspetti vanno considerati insieme”.

Giacomo Pio Impastato