Da Trieste a Torino, 7 anni e 8 scudetti dopo: la Juve è la storia

Da Trieste a Torino, 7 anni e 8 scudetti dopo: la Juve è la storia


C’è un filo sottile che unisce il 6 maggio 2012 e il 20 aprile 2019.
Sono passati 7 anni, 7 lunghissimi anni ricchi di eventi, ricchi di cambiamenti, ma una cosa è rimasta uguale: la vincitrice della Serie A. Ancora una volta, con cattiveria e superiorità, la Juve si è presa lo scudetto. E se già il sesto e il settimo hanno fatto entrare il club bianconero nella storia, questo ottavo ha dato un verdetto fondamentale: la Juventus è la storia, e il percorso che l’ha resa tale è iniziato 7 anni fa, a Trieste.

DA TRIESTE A TORINO: COME È CAMBIATA LA JUVE

6 maggio 2012. La Juventus gioca con il Cagliari, in trasferta, in un campo insolito: a Trieste. La squadra guidata da Conte vince il match 2-0 con il gol di Vucinic e l’autorete di Canini, e vince il primo scudetto dopo 7 anni di delusioni e sofferenze.
È un traguardo storico, il primo successo dopo la Serie B, dopo anni terribili, dopo due settimi posti. È il primo scudetto con in panchina il condottiero, Antonio Conte, colui che la Juve la porta tatuata sul cuore.
È il primo di 8 scudetti, quello certamente più speciale, quello della rinascita.
È il primo scudetto di una squadra fatta di uomini che hanno sofferto, combattuto e poi finalmente gioito. Una squadra non perfetta, ma sicuramente determinata, cattiva e grintosa.

Oggi, 7 anni dopo, la Juventus vince il suo ottavo scudetto consecutivo, strappando ogni record possibile e immaginabile, raggiungendo un obiettivo che sembrava più che impensabile il 6 maggio 2012.

JUVE, CAMBIANO I PROTAGONISTI, MA NON IL RISULTATO

Di cose, nella Juve, ne sono cambiate tante in 7 anni. Per prima cosa è cambiato il modulo: dal 3-5-2 di Conte si è passati al 4-3-3 di Allegri.
In porta, per la prima volta, non c’è più Gigi Buffon: al suo posto Szczesny, che da SuperGigi ha sicuramente imparato tanto in quell’anno di guantoni condivisi.
Di quella difesa di ferro composta da Bonucci, Barzagli e Chiellini, oggi rimangono tutt’e tre ma in modo diverso. Se infatti i numeri 19 e 3 possono definirsi titolari, il numero 15, complici alcuni problemi fisici, ha visto pochissimo il campo.
Cambiano anche gli esterni: da Lichsteiner, passato all’Arsenal dopo 7 anni di successi in bianconero, a Cancelo, portoghese con la passione per la tecnica e le azioni offensive. Sul versante opposto la Juve di Conte alternava Giaccherini e Pepe, due che potevano giocare esterni di centrocampo o d’attacco. Oggi, sulla sinistra, Allegri può vantare Alex Sandro, esterno utile sia in difesa che a centrocampo.

In zona mediana la Juve del 2012 poteva vantare giocatori di un certo livello: Marchisio, il principino andato via in estate, Pirlo, il maestro, e il guerriero Vidal. Un centrocampo davvero formidabile. Quello di oggi, altrettanto forte, vede gente del calibro di Pjanic, Matuidi e Emre Can, spesso alternato con Bentancur. Impossibile non menzionare Khedira, purtroppo fuori spesso a causa di problemi fisici.

In attacco la Juve di Conte alternava vari giocatori: Matric, Vucinic, Quagliarella e il capitano, Alessandro Del Piero.
Oggi, a guidare il reparto avanzato bianconero c’è l’attaccante più forte del mondo: Cristiano Ronaldo. Al suo fianco, a completare uno dei reparti avanzati più forti d’Europa, gente del calibro di Mandzukic, Douglas Costa, Dybala, Bernardeschi, Cuadrado e la giovane non più promessa Kean.

LA SERIE A SI VESTE (ANCORA) DI BIANCONERO

Cambiano gli interpreti ma non il risultato. La società ha fatto, in questi ultimi anni, un lavoro di pianificazione tale da accrescere il livello della squadra anno dopo anno, fino ad entrare nella storia e ad essere la storia. 7 anni dopo, 8 scudetti dopo, la Juve è sempre la stessa, perché gli uomini passano, la maglia resta.

Josephine Carinci

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