L'avversaria - URNA 3: il Valencia cerca la stagione della conferma

L’avversaria – URNA 3: il Valencia cerca la stagione della conferma


Fase a gironi Champions League: c’è il Valencia per la Juventus – L’urna numero 3 di Montecarlo ha regalato gli spagnoli del Valencia al percorso europeo della Juventus di Massimiliano Allegri. La squadra dove milita Neto, ex portiere bianconero; la squadra dove ha giocato Simone Zaza, prima di trasferirsi a Torino, sponda granata; la squadra alla quale, quest’estate, Marotta e Paratici hanno strappato Joao Cancelo. Ma anche la squadra della bolgia del Mestalla, quella della finale di Champions 2000-2001, del centrocampo Vicente – Albelda – Baraja, nonché quella protagonista, qualche anno più tardi, di una delle risse più celebri della storia recente del calcio europeo (Navarro e Burdisso dicono niente?).

VALENCIA: L’ALLENATORE

Lo spagnolo Marcelino Garcia Toral, da pochi anni 53enne, è il tecnico che guiderà il Valencia nel girone H della Champions League 2018-2019. Fanatico del 4-4-2, ha costruito la sua intera carriera in Spagna: prima al Recreativo Huelva, due anni al Racing Santander intervallati dalla chiamata del Real Saragozza, una parentesi al Siviglia, le semifinali di Europa League 2015-2016 con il Villarreal.

Puntiglioso, ai limiti del maniacale: non è un caso che, in Spagna, Marcelino sia considerato l’allenatore pesado per eccellenza, ossia quello che vuole avere sempre tutto sotto controllo, comprese le dichiarazioni dei suoi giocatori. Alla base del suo credo c’è tanto lavoro fisico: un’ora in palestra prima di ogni allenamento, una dieta corretta per fortificare la resistenza fisica e ridurre il grasso.

VALENCIA: L’ULTIMA STAGIONE

L’inizio dello scorso campionato è stato il migliore della storia del Valencia: 7 vittorie, 3 pareggi e secondo posto dietro al Barcellona. La stagione di Liga 2017-2018 è stata quella della resurrezione: da sempre terza forza del campionato spagnolo, la squadra Che negli ultimi 10 anni ha dovuto fare i conti con crisi finanziarie, allenatori incompetenti e scelte di mercato folli. Ed ecco che, per risalire la china, è arrivato il polso fermo del quasi dittatore Marcelino: il tecnico si è liberato degli esuberi in rosa, ha inserito elementi nuovi come Geoffrey Kondogbia e Goncalo Guedes e, con il suo 4-4-2 diretto e reattivo, ha chiuso il campionato al quarto posto, andando ben oltre le più rosee aspettative.

VALENCIA: I NUOVI ACQUISTI

La qualificazione diretta in Champions League ha spinto la dirigenza del Valencia a spendere senza troppe remore per accontentare Marcelino. Kondogbia è stato riscattato per 25 milioni; Mouctar Diakhaby e Cristiano Piccini rappresentano innesti interessanti per la difesa: il polivalente Daniel Wass dal Celta Vigo una preziosa risorsa sull’esterno; Uroš Račić in qualità di giovane talento a centrocampo; il protagonista di Russia 2018Denis Cheryshev l’aiuto sulla fascia sinistra; in attacco, infine, Michy Batshuayi e Kevin Gameiro assicurano un ulteriore salto di qualità ad un reparto che, l’anno scorso, ha vantato ben 41 reti (grazie a Zaza, Rodrigo e Santi Mina).

VALENCIA: CHI TENERE D’OCCHIO

In difesa, l’esperienza di Ezequiel Garay sarà ancora determinante, mentre a centrocampo Marcelino può contare su un giocatore di livello superiore come il capitano e n° 10 Daniel Parejo (specialista dei calci di punizione), senza dimenticare il giovane Carlos Soler.

Ma è nel reparto offensivo che la squadra mostra i muscoli: potenzialmente ci sono 4 titolari veri che si giocheranno i due posti come prime scelte del collaudato 4-4-2. Dal nazionale spagnolo Rodrigo Moreno (autore di 17 gol in 34 partite la scorsa stagione), passando per il trequartista Santi Mina, fino ad arrivare ai già citati Gameiro e Batshuayi, Marcelino ha l’imbarazzo della scelta.

Da un attacco letale in profondità con la coppia dei due nuovi arrivati fino ad uno più associativo con una seconda punta come Mina e un centravanti “sgobbone” alla Rodrigo, l’attacco del Valencia può far male davvero a chiunque: ecco perché gli spagnoli si candidano al ruolo di mina vagante del gruppo H, quello dei “mostri sacri” Juventus e Manchester United.

 

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