RASSEGNA STAMPA: Juve, ci... 7? GdS: "Scudetto & Veleni"

RASSEGNA STAMPA: Juve, ci… 7? GdS: “Scudetto & Veleni”


Rassegna stampa, le notizie dai quotidiani – Ennesimo clamoroso rovesciamento in questo film thriller del campionato. Il Napoli, dopo aver fermato la Juventus a Torino, crolla in casa della Fiorentina: i bianconeri volano nuovamente a +4, mettendo una seria ipoteca sul settimo titolo consecutivo. Emblematiche, al Franchi, le lacrime di Allan a fine gara.

GDS: È BUFERA SOCIAL

Dopo l’analisi sul pomeriggio viola tenebra trascorso dal Napoli (3-0 firmato Simeone), la rosea passa in rassegna la polemica social che sta coinvolgendo Massimiliano Allegri e Paolo Tagliavento.

Il misterioso caso del labiale del quarto uomo è, in realtà, chiarissimo, ma qualche mestatore si è divertito ad alimentare il fuoco, con una falsa lettura delle parole del collaboratore di Orsato. Sui social è comparso un video in cui a Tagliavento è stato attribuito il seguente labiale: «Nel recupero vinciamo». Lo sconcerto è durato un attimo, quanto necessario per rendersi conto che Tagliavento, via auricolare, chiede a Orsato: «Che recupero facciamo?». Per giunta, non è chiaro se l’episodio si riferisca alla fine del primo o del secondo tempo. Caso da archiviare alla voce “bufale e fake news“.

Ancora Tagliavento. Di passaggio in zona mista, dove si fanno le interviste al volo, è stato intercettato da Allegri, attorniato da giornalisti con telefonini «registranti». L’allenatore si è rivolto al quarto uomo di Inter – Juventus con un «ciao Taglia» confidenziale, poi è partito un rapido colloquio. I più hanno riportato questo virgolettato di Allegri: «Oh, è andato proprio bene, è stato bravo (Orsato soggetto sottinteso). Promosso! Eh!». L’audio non è dei migliori e Allegri ha fatto sapere di aver parlato di se stesso, in quel dialogo, e non di Orsato, il cui nome non viene mai fatto. La decifrazione è difficile, la nota vocale è sporca e il toscoitaliano aspirato di Allegri non aiuta. Se si amplifica al massimo, però, in effetti si sente «sono andato proprio bene, sono stato bravo» e non «è andato proprio bene, è stato bravo».

Si può discutere sull’opportunità che l’allenatore della Juve faccia lo splendido con un ufficiale di gara in una zona aperta ai media, ma bisogna interrogarsi su certe trascrizioni affrettate, per non dire forzate. In ogni caso la Procura federale ha chiesto di acquisire sia questo video sia quello del labiale sul recupero. Il procuratore Pecoraro valuterà se archiviare o aprire un’indagine.

GDS: COME HA OPERATO IL VAR SABATO?

Poi, approfondimento sul VAR e sulla bontà delle sue decisioni in occasione del derby d’Italia di sabato sera. Definito corretto l’intervento del VAR sull’entrata di Vecino così come il successivo cambio di cartellino (da giallo a rosso) deciso da Daniele Orsato. È questo il responso unanime di tutti i vertici arbitrali chiamati in causa non solo sulla valutazione del fallo, ma soprattutto sulla corretta applicazione del protocollo Ifab (ancora in fase di sperimentazione) per la tecnologia. Su quest’ultimo passaggio i dubbi potevano arrivare da un fatto: Orsato in diretta aveva visto l’entrata dura subita da Mandzukic, fischiando il fallo e soprattutto ammonendo l’interista. Era da considerare un «chiaro errore» aprendo la via alla revisione oppure no? Sabato sera a partita ancora in corso c’è stato un giro di telefonate che avevano come terminale Roberto Rosetti, responsabile del progetto VAR per l’Italia e anche per la FIFA in vista del Mondiale in Russia. E gli eventuali dubbi sono stati spazzati via.

Preservare l’integrità fisica del calciatore è un imperativo categorico per gli arbitri. Non sono ammesse entrate con malizia che possono causare un grave danno all’avversario. Una discriminante importante è la posizione del pallone: più è distante (e quindi non c’è la possibilità di prenderlo), più il fallo diventa pericoloso e quindi da rosso. In più, a livello di FIFA e UEFA, c’è un’aggravante: la presenza del sangue e di una ferita. Dopo il giallo, quindi, Orsato ha un doppio binario per andare a rivedere l’episodio: chiama lui la VAR perché ha un dubbio se il fallo sia da espulsione diretta, sospetto che può aumentare una volta che si accorge delle conseguenze riportate da Mandzukic; oppure c’è un confronto con il VAR (Valeri nell’occasione) che gli spiega come il pallone non sia giocabile da Vecino e quindi l’entrata meritasse la review. Non sappiamo con certezza quale binario abbia imboccato Orsato, ma farlo è stato corretto. Non solo, a giudicare dalla velocità con cui il fischietto di Schio ha cambiato il cartellino, c’è da pensare che aveva solo bisogno di una conferma visiva, ma nella sua testa era già convinto del rosso. Certo, Orsato dopo il passaggio al monitor poteva anche confermare la scelta fatta live (giallo) perché da protocollo spetta sempre all’arbitro in campo l’ultima parola. Forse c’era il margine per farlo, ma l’espulsione è considerata dai vertici arbitrali la decisione giusta, l’unica da fare in presenza di un’entrata brutta (tacchetti piantati tra tibia e caviglia), pericolosa e con palla non giocabile.

Ma la VAR poteva pure intervenire sul mancato secondo giallo a Pjanic? No, per due motivi. Detto che la scelta di non ammonirlo di nuovo è stata considerata una svista non giustificabile (e in generale la serata di Orsato nel complesso è stata sotto la sufficienza, come la stagione non certo all’altezza delle sue potenzialità), la tecnologia non poteva fare nulla. Intanto perché il protocollo Ifab su questo punto non lascia margini d’interpretazione: uso vietato sulle mancate ammonizioni, anche se portano ad un’espulsione. Ma quella di Pjanic era da considerare come un’entrata tale da mettere a repentaglio l’incolumità dell’avversario? No: è un gesto scomposto, imprudente (da giallo automatico), ma commesso in una contesa del pallone. E pure il tackle di Barzagli su Icardi (punito con l’ammonizione) per quanto sia più grave rispetto al gesto di Pjanic, resta (di poco) nel confine del fallo imprudente. Per arrivare alla vigoria sproporzionata (rosso) bisogna alzare (di poco) l’asticella oppure basta che il pallone non sia più alla portata del difensore.

GDS: EMRE CAN HA SCELTO IL BIANCONERO

Il regalo-scudetto è stato finalmente impacchettato, la telenovela adesso sembra davvero finita: Emre Can, medianone tedesco sedotto fino allo sfinimento, si vestirà di bianconero. Il centrocampista in scadenza con il Liverpool ha sciolto le riserve e ha fatto l’ultimo passo in direzione Torino: ecco, quindi, il sì alla corte serrata della Juve. E a giorni arriverà la firma sulla proposta che da tempo è in mano all’entourage: sei milioni a stagione per cinque anni e la promessa di farne l’architrave del centrocampo del futuro.

Nell’obbligato rinnovamento che il club bianconero dovrà praticare l’anno prossimo, questo è il primo e più robusto tassello: la Juve ha puntato con ostinazione su un mediano giovane e modernissimo, un operaio specializzato nel pressing con doti e tecnica da assaltatore. A soli 24 anni e con l’esperienza internazionale maturata in Inghilterra, i bianconeri pensano di poterlo usare in diversi incastri del centrocampo.

Dopo i tentennamenti, a far decidere Can è stata la bontà del progetto tecnico offerto dalla Juve e la possibilità di giocare con continuità e con spessore da leader. Più che il monitoraggio discreto del Bayern Monaco, il pericolo maggiore per i bianconeri veniva dalla Francia: l’offerta dello sceicco del PSG era più pesante dal punto di vista dello stipendio, ma mancavano adeguate garanzie tecniche. Nel centrocampo parigino Can non sarebbe stato un titolarissimo, magari non avrebbe giocato con la continuità che gli serve per salire l’ultimo scalino e consacrarsi del tutto.

Chi avrebbe fatto saltare il banco sarebbe stato il Real, in pole nel gradimento ideale del giocatore: a Madrid, però, sono piuttosto forniti in materia e non hanno mai affondato. È stata esclusa anche l’idea di prolungare con il Liverpool: nei fatti, Can, bloccato da un po’ per un guaio alla schiena, non ha più alcun contatto con la città e con il club. Tornerebbe ad averli solo a Kiev, nel caso in cui Klopp riesca a difendersi dalla rimonta romanista e centri la finale. L’eventuale medaglia Champions sarebbe anche sua, ma da un po’ le comunicazioni si sono interrotte: le proposte Reds di rinnovare il contratto in scadenza in estate sono arrivate troppo tardi rispetto al gradimento di Emre.

Chi si è mossa con largo anticipo è la Juventus: già mesi fa gli ha fatto annusare l’aria di Vinovo. Ha ospitato una segretissima visita «esplorativa» di Emre Can: il tedesco di origine turca è rimasto colpito dall’organizzazione, dalle strutture e dai progetti del club e si è intrattenuto a parlare (in inglese) anche con Massimiliano Allegri. Dietro le quinte, a tessere la tela, l’ad Beppe Marotta e il ds Fabio Paratici: quest’ultimo ha tenuto contatti quasi quotidiani e ha sfruttato l’ottimo rapporto con l’agente Reza Fazeli (che, come capita spesso in colpi di tale livello a parametro zero, sarà omaggiato con una lauta commissione).

Emre è lontano dal campo dal 17 marzo quando finì ko nel 5-0 al Watford: il problema alla schiena si è rivelato più fastidioso del previsto, gli ha tolto il rush finale in Premier e Champions e, molto probabilmente, gli toglierà anche il Mondiale. Adesso si sta curando nella sua Francoforte e a Monaco, con l’idea di presentarsi al top per la nuova avventura. Dovrebbe trovare un reparto ridisegnato con altri nuovi acquisti: per il momento è più probabile che trovi Pellegrini che Cristante.

 

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