La notte del Bernabéu pretende di chiedere di più a se stessi

Andare oltre i propri limiti.
Un’intenzione, più che un’azione da programmare. Sì, perché pensare di aver bisogno di fare più di quello che si ha a disposizione viene naturale in serate come quella che aspetta la Juventus fra poche ore al Santiago Bernabéu; ma metterlo in atto è tutta un’altra storia: una storia che la compagine bianconera ha il dovere di provare a scrivere.

La partita della Roma di ieri sera deve essere un esempio. Non tanto per la fattibilità della rimonta, ma per lo spirito avuto da calciatori e allenatore dal post Camp Nou alla partita di ieri: non si parte mai sconfitti in partenza, tutti hanno il dovere di credere fino in fondo nei propri mezzi.

PUNTI CARDINE

A partire da chi conosce come le sue tasche quello stadio, quel Gonzalo Higuaín che tante volte ha fatto vibrare le reti del teatro madrileno. A lui la Juve affida il peso dell’attacco: perché i fuoriclasse si vedono in queste notti, quando tutto si complica e solo coloro che vedono diversamente l’andamento della gara possono indirizzarla.
Passando per Miralem Pjanić, al quale forse tutto l’ambiente bianconero chiedeva di più in termini di prestazioni in questa stagione. La sua assenza però si è sentita eccome una settimana fa, ed ecco che c’è la possibilità di riprendersi qualcosa questa sera.
Arrivando a capitan Buffon. Da bambino avrebbe sognato di chiudere la carriera europea in un palcoscenico prestigioso come il Santiago Bernabéu, ma rimandare il saluto alla tanto agognata Champions League deve essere l’obiettivo, folle sì, non il desiderio.

OLTRE LA REAL-TÀ

Scavare nel profondo e cercare energie, emozioni e sensazioni che si pensavano non appartenenti a se stessi è parte integrante della natura umana.
Una copertura in più, uno scatto in profondità, una parola di conforto o di carica. Tutto ciò può fare la differenza, a volte anche più dei milioni di euro.

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