In fondo è bello crederci

Da Madrid le voci sono quelle che hanno un accordo bilaterale con l’entusiasmo: a loro l’andata non pesa, a loro l’andata è solo un trampolino di lancio un po’ più alto del solito. O meglio: un bel po’. Neanche Cristiano Ronaldo ha saputo spegnere la voglia di vincere la sorte, l’ossessione, la vita di questa Juve sulla retta che porta alla Coppa dalle grandi orecchie. Nulla: certe voglie son così opprimenti che battono ogni cattiva aspettativa.

In fondo è bello crederci, ma poco verosimile che accada. In fondo è bello sentire ancora questa fiducia, quest’entusiasmo per una squadra che non smette di sorprendere. In fondo è bello, ma è quasi certamente deleterio. Non una questione di disfattismo: ma di guardarla da un’altra prospettiva, un attimo più distaccata. Di sicuro più vicina alla verità.

Quanto ha fatto la Roma ha avuto il sapore di un dolce riscatto. Del “se può lui, perché non io”: che è un discorso così legittimo, così lontano dall’essere vero. La vera regola è essere la regola: mica l’eccezione. Poi il calcio è bello per tutti gli altri motivi del mondo. E pure per questa speranza, che pian piano cova. E che fa bene.

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