I confini della Juve hanno angoli ben marcati

dybala juventus 2018 spazioj
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on linkedin
Share on twitter

Ti prendi tutto. Nelle serate amare, ti prendi tutto. Nei cicloni preannunciati ma inaspettati, ti prendi sempre e solo tutto. E quindi: ti prendi le spalle strette, la testa bassa, il cuore fermo. Immobile per il troppo battere e i troppi sbalzi d’umanità: in un paio d’ore ha vissuto l’emozioni del mondo e si è preso la sua scarica di luci e ombre. Senza proferire altro verbo all’infuori di ‘dispiacere’.

Il dolore si smaltisce con gli altri colpi subiti, inferti da un giocatore che sul pianeta Juve non esiste: che probabilmente uno così non c’è proprio da nessuna parte. Madrid, adesso, ha il sapore di un fastidioso ritorno, come un rituale inutile e soprattutto dannoso: più per i ricordi, che per i novanta minuti in cui ci sarà fiato da sprecare. Ma forse è solo l’amarezza di una notte piena di ‘se’, contornata da ‘ma’, assuefatta dai condizionali più sinistri diventati realtà.

SE RONALDO

Del resto: come fai a pensare di poterla scampare alla legge del più forte? Ci risiamo, ci risei. E da quel punto proprio non vuoi scappare: non capisci che essere la regola è uno status indispensabile per stare a questo mondo, che l’eccezioni sono altre. Che le squadre pronte a vincere, poi, sono decisamente diverse, probabilmente meglio messe in campo. E che i colpi estemporanei della sorte possono aiutare a comprendere, a comprenderti. Ma non possono esserci per tenderti la mano sotto le sabbie mobili dei fuoriclasse altrui, di fantasmi che ritornano e di paura malcelata di un obiettivo tramutatosi in furiosa ossessione.

Se Ronaldo non fosse stato così Ronaldo, la situazione non sarebbe cambiata di una virgola. Poi trovartelo in versione semidio è un altro conto, uno di quelli che inserisci nel listino dei rimborsi spese con il dio del calcio. Ma ecco: se Chiellini e Barzagli non avessero aspettato, o se Buffon l’avesse chiamata a gran voce, e se anche quest’ultimo fosse uscito meglio sull’incursione da pirata di Marcelo, sono tutti altri quesiti che in una notte del genere si sviscerano da soli. E questi, e solo questi, restano i veri ‘se’ da porsi. E le concrete domande per il futuro.

SE ALLEGRI

Poi si può discutere di tutto: si può parlare di un Douglas forse penalizzato dal doppio ruolo e dal doppio volto, si può parlare di un azzardo come tenere fuori Matuidi dall’undici iniziale (ma qui aspettiamo anche i commenti futuri del tecnico sulla partita), si può parlare dell’ennesima bocciatura di Rugani o della prima vera e propria avventura da ‘rimandato’ di Mandzukic. Si può parlare di Allegri, sì che si può: che in panchina ha pattuito con l’adrenalina un po’ di tregua, così da esser pronto per farsi un po’ di domande solitarie e senza schermi protettivi dettati dal risultato. Domande sul domani suo e della squadra.

Se Allegri avesse cambiato tutto? Neanche qui: probabilmente sarebbe cambiato l’approccio, quasi certamente non il risultato. Di certo, non sarebbe aumentata o diminuita la potenza della colla che ancora lo tiene legato a quella panchina.

SE DYBALA

Ah, se Dybala. Se la sua parte peggiore non avesse preso il sopravvento, se quel bruciore di stomaco si fosse trasformato in adrenalina e non in frustrazione, se la vista avesse avuto un minimo di lucidità e non si fosse annebbiata al primo colpo avverso del karma. Eh, che ne sarebbe stato? Di Paulo, soprattutto. Della sua visione a determinati livelli, del suo processo di crescita, del suo talento distratto dalle mille voci che ha in testa. Il finale è tutto suo, così come lo è stato quello mentale del match: è lì che la Juve s’è lasciata andare nella stessa malinconia che l’avvolse a Cardiff. E’ lì che la Juve ha immagazzinato i ‘se’, i ‘ma’, e quel pacco di ‘avrei potuto’ che non sapeva più dove mettere.

La verità è che questa competizione non ammette domande interiori, riflessioni, paure recondite. Pretende il tuo momento di gloria e ti strappa via l’innocenza del gioco, e quindi dell’errore.

La verità è che il muro bianco è sempre stato il vero specchio della Juventus: e sbatterci o aggirarlo è diventato l’unico modo per conoscere lontananza e vicinanza dei propri limiti. E’ andata così: semplicemente, tristemente, realmente così. E’ andata non più lontana dei confini bianconeri. E vai a biasimarlo, il dio del calcio.

Cristiano Corbo