Juve-Milan è la notte di Juan Cuadrado: il ritorno del colombiano

La notte in cui è tornato Cuadrado


C’è una stanza dei ricordi di cui questa notte ha già preso possesso, in cui s’è messa ormai comoda, tanto da lanciare le scarpe in giro e piazzarsi a cinta slacciata davanti alla tv. Ché per nessun motivo ha intenzione di abbandonare così tanti brividi, così meravigliosamente importanti, in così poco tempo. Il Real ieri non contava nulla: lo Stadium s’è abbracciato di gioia, di cuore, di testa. Di mezza incredulità, delle cose più vere. Della felicità più sincera.

E chi l’ha detto ch’era tutto scontato. Chi ha detto che quel pari del Napoli non abbia sortito un effetto diverso, ancor più perché dopo la sosta fai prima a puntare tutti i tuoi risparmi su un terno secco sulla ruota di Genova: tanto non lo sai comunque come va a finire. Ecco: finisce però con il sussulto di piacere che ci voleva. Con la scarica di calcio che serve per cavalcare grandi avventure fatte di grandi momenti. Col Milan, e nient’altro. Nient’altro che ogni piccola e grande cosa mescolata in una centrifuga di parole, suoni, fischi e inni cantati a squarciagola.

TUTTO IN UNA NOTTE

Bene, appello al pallone: non deve smetterla. Non deve finirla di scrivere copioni così avvincenti, così logoranti, così imbrattanti d’emozioni. Non deve finirla di disegnare storie così perfette, di ammassarle in un’unica notte: una di quelle brave a spedire un biglietto di sola tachicardia ai cuori leggeri.

Dio benedica pure gli episodi. Che se li metti in fila, fatichi a realizzare. Che se li prendi singolarmente, ti rendi conto di quanto siano una continua esplosione di calcio, di vita, di apprendimenti e di metafore. Perché quella dello Stadium è stata la notte del gioiello di Dybala, prima. Dell’esultanza di Bonucci e della sua testa alta, poi. Infine, del ritorno di Juan Cuadrado: alla gara inaugurale nell’anno nuovo, dopo una traversata di momenti in cui il rientro faticava a trovare spazio sul futuro e paurosamente si faceva largo tra i condizionali.

Perde tutto di significato, in una notte così. E tutto ne assume, paradossalmente. Soprattutto se poi ti ritrovi davanti il sorriso di chi sembrava rinchiuso in una cella trasparente. Di chi solo due settimane fa continuava a chiedersi perché. Perché di tanto in tanto, nonostante l’operazione, lo scatto non fosse ancora così fluido. Come mai il dolore persistesse. E in che modo si potesse azzerare il tempo, poi. Farlo ripartire. Bella domanda interiore, eh: la risposta stava tutta nell’attesa più preghiera di tutte.

I SEGNI DEL DESTINO

Ma questa è la notte in cui Buffon ghigna sul destro di Calhanoglu, in cui la perla di Dybala s’ammorbidisce sotto il colpo di testa e forza di Bonucci, in cui a fare e disfare si annega nel cronometro. In cui Allegri, soprattutto, vuole vincerla: e allora van dentro tutti. Douglas, Rodrigo, consapevolezze, speranze. Tutti. Pure Cuadrado: alla prima dopo più di tre mesi, all’ultima con la paura di forzare.

Il primo scatto fa tutto, quella corsa sul palo opposto fa il resto: una parabola che scende quando deve, come deve, perché deve. Sulla sua testa. Su quella chioma folta, indomabile come Juan. Che lo sa, che non può non sapere che quella sfera qualcuno l’ha disegnata proprio per lui e per quell’istante. Che sa che certe occasioni, quando ti piovono così bene dal cielo, non puoi lasciarle vivere altrove. Che sa che in quello scatto van messi tutti quei mesi di lacrime, operazione, palestra, terapia, forza, voglia, coraggio, paura di non farcela. E che all’ultimo, e solo all’ultimo, ha sentito quel boato interiore che gli ha sciolto tutto in un istante: è stato quello in cui ha capito di aver battuto Donnarumma. Quello in cui ha realizzato di aver portato la Juve in vantaggio, a più quattro dal Napoli, a dieci minuti dal termine di feroci e legittime ostilità. Quello in cui ha capito che quella del principio d’aprile stava per diventare la sua, di notte. E di nessun altro.

Del resto: nella partita in cui Buffon ghigna sul destro di Calhanoglu, in cui la perla di Dybala s’ammorbidisce sotto il colpo di testa e forza di Bonucci, in cui a fare e disfare si annega nel cronometro, nessuno ha mai avuto dubbi. La decide sempre la storia più bella.

Cristiano Corbo

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