Higuain è un odi et amo vivente

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Dieci minuti di esplosione, dieci minuti di grazia divina e di stupore: due gol in rapida successione, due montanti che potevano mettere in difficoltà chiunque. Dieci minuti. Otto per essere pignoli: Higuain parte alla grande e convince ogni scettico sul suo non segnare mai nelle partite decisive. Poi? Un contropiede finito male, senza la finalizzazione che tutti speravano dopo uno scambio da Playstation con Pjanic. Un rigore scagliato sulla traversa poco prima del duplice fischio. E una gara in cui deve fare reparto da solo.

Higuain riesce a scontentare anche dopo una doppietta i suoi denigratori: non importa se ha segnato i due gol della squadra, importa più che quelle due occasioni non sono entrate dentro. Eppure (dicono i suoi estimatori) ha segnato anche ieri, due gol che sono assolutamente importanti, per di più in quella dannata Champions League in cui sembra sempre che non segni mai. Eppure i dati dicono che con la maglia bianconera ha realizzato nove reti in 20 presenze, quasi una media di un gol ogni due partite.

Il peso dei novanta milioni si fa sentire in queste occasioni: si vuole sempre di più da lui. Come una persona assetata di potere chiede sempre di più per affermare la sua forza nei confronti degli altri. Le persone vogliono sempre di più da Higuain: non segna? Deve segnare. Ha fatto due gol? Ne doveva fare di più. Passano in secondo piano le 52 reti in un anno e mezzo. Passano in secondo piano i sette assist. Passa in secondo piano il fatto che questi dati possono aumentare sempre più.

Il destino di Higuain sembra quello di trovare sempre qualche scontento di lui. Bisogna avere una fiducia in sé stessi gigantesca per essere Higuain. Altrimenti non si spiega come sia possibile segnare così tanto nonostante i continui borbottii che lo circondano.