La solita giornata

La solita giornata


Ieri, 9 febbraio 2018, la manifestazione principale della giornata sportiva è stata la Cerimonia d’apertura dei XXIII Giochi olimpici invernali a PyeongChang. Gli atleti delle due Coree hanno sfilato insieme, stretti idealmente nella mano, poiché una stretta reale v’è stata tra il Presidente sudcoreano Moon Jae-In e la sorella di Kim Jong-Un,  in rappresentanza per la Corea del Nord.

UNA GIORNATA DI SPORT

Questo evento, essendo olimpico è anche simbolo di pace, avrebbe dovuto ispirare la partita tra Fiorentina e Juventus, manifestazione obiettivamente meno importante nel panorama sportivo internazionale. Al contrario, invece, gli steward si son dovuti concentrare per evitare incontri privi di strette di mano tra i tifosi, sorti a causa delle polemiche dopo il rigore dato e poi non dato. Rigore che lascia, essendo stato non dato, e avrebbe lasciato, se fosse stato dato, moltissimi dubbi.

Allegri ha riconosciuto l’intensa partita della Fiorentina, ma quel che rimarrà non è questo e nemmeno il gesto atletico della punizione di Federico Bernardeschi. Si dovrebbe cambiare la mentalità e in questo periodo di crisi del calcio italiano forse è arrivata l’ora decisiva. Crisi, nella sua origine greca, pur avendo come significato ‘separazione’ ed essendo legata alla difficoltà, è invece opportunità.  Questo perché il momento critico costringe l’intelligenza umana a cercare delle soluzioni per uscire dallo stato difficoltoso.

Dunque sarebbe allora opportuno, un’opportunità appunto, riconsiderare le partite di calcio, sottolineando i gesti atletici. Evitando di far rivedere al replay il fallo subito da un giocatore, ma piuttosto dovrebbe essere riproposto l’elegante atto tecnico. Ieri Douglas Costa e Federico Chiesa hanno compiuto eccelsi dribbling, ma non son stati rivisti al rallentatore, mentre un qualsiasi fallo sì. Un bambino che guarda per la prima o per l’ennesima volta una partita, dovrebbe avere negli occhi il gesto atletico. Che sia con la sua palla di carta faticosamente costruita o in un campetto d’oratorio con gli amici.

 

Antonio Melillo

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