La settimana decisiva del calcio italiano, spiegata in 3 punti

La settimana decisiva del calcio italiano, spiegata in 3 punti


In mezzo alle discussioni sul Var, s’è infilata la settimana più importante per il calcio italiano. La delusione Mondiale, temperata dalle polemiche settimanali, ha spostato leggermente i riflettori dalla stanza dei bottoni. Ma il momento decisivo è arrivato, anche se un po’ in sordina.

Punto primo: la Lega Serie A, le elezioni e i soldi

Oggi, 22 gennaio, la Lega Serie A s’incontra. Le cose da fare sarebbero l’elezione di una nuova dirigenza, ma resta complicato, e, soprattutto, l’apertura delle buste dei diritti tv.

“Soprattutto”, perché l’asta potrebbe riservare qualche brutta sorpresa per le società. Non è un mistero che il baraccone si regga sui soldi delle televisioni. Il rischio, molto concreto, è che non si arrivi al miliardo a stagione preventivato.

L’ultima asta, quella per il triennio 2015-18, s’era conclusa con un incasso totale di 943 milioni per anno. Rispetto ad allora, però, Mediaset potrebbe offrire meno, perché starebbe pensando di “lasciare” il calcio alla fine di questo biennio.

In tutto ciò, non c’è un organo direttivo della Lega. Il commissario è ancora Tavecchio – e, occhio, scalpita per una poltrona.

Le fazioni, tra cui quella riformista che include la Juventus, non hanno un vero accordo su un nome. E pare improbabile riescano a raggiungerlo oggi.

Se non si trovasse nessun accordo, saranno gli stessi presidenti, tra una settimana, a votare il nuovo presidente della Figc. Come capitato lo scorso 6 marzo per l’ultima rielezione di Tavecchio.

Punto secondo: le elezioni in Figc e il gioco delle alleanze

Da quel punto di vista, poi, tutti si riempiono la bocca con la parola “riforma”. Vecchio vizio della politica, in questo caso applicata allo sport.

Damiano Tommasi, presidente dell’Assocalciatori, forse l’unica speranza di riportare il calcio al centro del discorso, attualmente è conteso tra gli altri due candidati, Sibilia (Lega Nazionale Dilettanti) e Gravina (Lega Pro).

I calciatori insieme agli allenatori, capeggiati da Ulivieri, rappresentano il 30% dei voti: una bella fetta nel cervellotico sistema elettorale della federazione.

In sintesi: la Serie D ha il 34% dei voti e, per questo, Sibilia ha il giocattolo in mano. È l’unico che può offrire un governo calcistico stabile e forte, in coalizione con Tommasi.

Il patto tra calciatori, allenatori e Serie D, a quel punto, potrebbe fare a meno dei voti delle altre componenti, ovvero le tre leghe. Gli arbitri, con il loro 2%, s’accoderebbero al treno vincente e, quindi, si potrebbe arrivare a un solidissimo 66%.

Visto che si vuole evitare il commissariamento, alla fine, potrebbe andare proprio così. Le discussioni sono in corso, anche se dovranno fare in fretta: il 29 gennaio è vicinissimo. Ma questo è un discorso puramente politico.

Il 66% permetterebbe all’asse Sibilia-Tommasi di governare in autonomia e di attuare il proprio programma.

Punto tre: il futuro del calcio italiano (quale?)

Eppure rimane un dubbio di fondo: non sarebbe più auspicabile una federazione di manager e uomini di calcio?

Un modello vincente, come dimostra la Juventus, dove competenze manageriali si mescolano a profili più tecnici. La risposta la daranno i fatti, che, ovviamente, sono l’unico metro su cui basarsi. Per ora, il giudizio è nettamente negativo.

Migliorerebbe, però, se la nuova federazione si dimostrasse realmente interessata a cambiare le cose. In un’ottica utopica, si potrebbe pensare a una riforma generale, che premi chi dà di più al movimento e può esprimere competenze migliori.

Tradotto: una riforma del sistema elettorale, che diminuisca il peso dei dilettanti e dia maggiori poteri, invece, alle società di Serie A.

Per il resto, sappiamo tutti, bene o male, cosa c’è da fare: una riforma dei campionati, da snellire e modificare, vista la situazione economica; l’introduzione delle delle squadre B e la valorizzazione dei vivai, che passa attraverso una serie di misure, a partire dai centri federali.

Dal punto di vista degli stadi, invece, qualcosa si sta già muovendo, con tante squadre che hanno rinnovato gli impianti o progettano di farlo.

Quello è sicuramente è il primo passo verso un futuro più sostenibile.

È questo il vero obiettivo che si dovrebbe porre la Figc. Perché in un futuro sempre più centralizzato nelle mani di poche società trovare un posto sarà complicato. La visione sul lungo periodo farà la differenze.

Un segnale può essere l’interesse di Amazon ai diritti per lo streaming del campionato italiano. Si tratta del pacchetto C, che ha una base d’asta inferiore di circa 100 milioni rispetto agli altri due pacchetti (quelli di satellite e digitale).

Il colosso americano starebbe guardando con interesse allo sviluppo della vicenda in Italia. Scommettendo, implicitamente, nella diffusione della banda larga nel nostro paese, elemento decisivo per la decisiva diffusione dello streaming.

In generale, così come anche Facebook, Amazon è interessato allo streaming dello sport: a novembre, per esempio, ha acquistato i diritti degli ATP di tennis per Regno Unito, Irlanda e USA.

Un trend chiaro e deciso, quello dei giganti del web, che rischia di spiazzare i media tradizionali. Già Sky Sports in Regno Unito e Irlanda ha dovuto cedere sul tennis, per puntare sulla Premier League, ma secondo gli analisti il campionato inglese sarebbe anche nel mirino di Amazon (e Facebook).

In Italia ci faremo trovare pronti?

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