Juventus, c'è vita oltre Praet? Ecco perché puntare sulla linea verde italiana

Juventus, c’è vita oltre Praet? Ecco perché puntare sulla linea verde italiana


Praet Juventus: è questa la strada giusta? – Le strade di Dennis Praet, centrocampista belga della Sampdoria, e della Juventus potrebbero (anzi, dovrebbero) presto incrociarsi. Una trattativa lampo, un discorso subito entrato nel vivo grazie alla profonda stima della società bianconera nei confronti della mezzala di Giampaolo. Già, mezzala. In un calcio sempre più affezionato alla matematica divisione dei ruoli in campo, è lecito porsi un interrogativo: si tratta della scelta giusta per il futuro della Juventus? Anche perché la linea verde (e azzurra) è lì che scalpita

PRAET È MATURATO CON GIAMPAOLO

Che non si è smentito neanche stavolta. Ad Empoli, Zielinski schierato stabilmente da mezzala rappresentò una delle sorprese più grandi dell’intero campionato. E oggi, il polacco è uno dei migliori interpreti del ruolo in tutta la Serie A. Dennis Praet è arrivato dall’Anderlecht nell’estate 2016 con addosso l’etichetta di trequartista del futuro. E, in una squadra ultimamente molto fanatica di questo tipo di calciatori, sembrava potesse fare un più che discreto salto verso la maturità.

Marco Giampaolo, però, non è allenatore che si ferma alle apparenze e a ciò che gli viene detto da lontano. Dennis corre, ma soprattutto sa correre: ergo, non è follia provare a ritagliargli uno spazio diverso. Anche perché sulla trequarti ci agiscono già Bruno Fernandes e Ricky Alvarez: bastano loro a ‘litigare’ (metaforicamente, s’intenda).

Praet si fida del suo tecnico e, dopo qualche apparizione non esattamente brillante agendo in quella zona di campo a lui tanto cara, si convince a spostarsi. Un po’ più dietro e un po’ più in là. Risultato: diventa la mezzala sinistra titolare del delizioso scacchiere della Sampdoria. Non segna molto, è vero (1 solo gol in Serie A), ma aumentano vertiginosamente i palloni recuperati. Con le dovute proporzioni e differenze, sembra un po’ il percorso di Pjanic: più utile e meno dilettevole. Ma se essere dilettevoli è una caratteristica di natura, all’utilità ci si può lavorare: ed eccovi servito il nuovo Dennis Praet.

MA BISOGNA PUNTARE (ANCHE) SUL MADE IN ITALY

La Juventus è avanti anni luce a tutte le squadre di Serie A per disponibilità economica ed idee. Se Caldara e Spinazzola son già sicuri di arrivare a Torino tra 6 mesi, Emre Can e Praet devono pazientare ancora un po’ per averne la certezza. Ma già il fatto di averli scelti con così tanto anticipo è sicuramente un motivo di orgoglio, per loro e per la società bianconera. A questo punto, però, sorge un dubbio: che ne sarà dei vari Pellegrini, Cristante e Barella?

Quelli appena nominati sono, probabilmente, i migliori tre prospetti del centrocampo italiano del futuro. Cristante ha segnato già 6 gol in questa Serie A, Pellegrini si sta poco a poco prendendo la Roma, Barella è il vero enfant prodige di Cagliari. E la Juventus, com’è ovvio che sia, li ha già ampiamente sondati.

Presi per buoni gli acquisti di Emre Can e Praet, i due si andrebbero ad aggiungere a Khedira (sulla via del rinnovo), Pjanic, Matuidi, Bentancur e probabilmente Marchisio (Sturaro può partire). Il che significa 7 centrocampisti centrali. Per questioni numeriche, i giovani italiani poc’anzi citati non potranno arrivare tutti e tre (sic stantibus rebus, forse nemmeno uno). Provocazione: si tratta della scelta corretta in casa Juventus? Tempo al tempo, ma forse è il caso di spezzare una lancia a favore dei prodotti nostrani.

PERCHÉ SCEGLIERE I TRE GIOVANI AZZURRI

Perché si tratta della Juventus, ovverosia il meglio del calcio italiano. E, in un periodo di crisi come questo, va dato un segnale forte. I migliori giocatori italiani sognano la Juventus e la Juventus vuol dar loro il giusto prestigio.

Lorenzo Pellegrini ha una clausola rescissoria di “appena” (visti i tempi…) 25 milioni e ha a più riprese dimostrato di avere idee e colpi da potenziale giocatore di categoria superiore. Bryan Cristante è, come si suol dire in gergo inglese, un centrocampista box to box: si inserisce nelle difese avversarie come il coltello nel burro, elude i raddoppi, rompe il pressing. E, con Gasperini, è cresciuto in maniera esponenziale. Dulcis in fundo, Nicolò Barella è il bravo ragazzo che si è preso la sua Cagliari con umiltà e sacrificio. Migliorando sull’aspetto del temperamento (troppe ammonizioni!), potrà diventare sicuramente un top nel suo ruolo, grazie ad un piede destro incredibilmente educato.

Sia chiaro, Praet è un gran bel centrocampista, di sicuro avvenire anche lui. Non bisogna trascurare, però, l’annosa ed importante questione legata al marchio italiano. Con un occhio, ovviamente, all’aspetto numerico…

 

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