I fronzoli della critica e la classifica di Allegri

I fronzoli della critica e la classifica di Allegri


Il calcio non è un elemento chimico di cui sono ricche le ossa, ma un gioco che racchiude in sè la sintesi della vita. A certuni non appare così chiaro Ci sono improvvidi giornalisti autoelettisi tali, per via del fatto che in tasca nascondono un tesserino, che si divertono a prevedere spernacchiamenti degni della più scatenata Cassandra, salvo poi retrocedere come le truppe austroungariche dopo Vittorio Veneto. Gliela tirano, ci provano e ci riprovano, senza successo. A chi? Ma a Massimiliano Allegri, che diamine. Il più grande stratega in circolazione, talmente grande da subire gli strali di addetti ai lavori (come essi si credono) piccoli piccoli, troppo piccoli per capire.

Si dà il caso che alle spalle del toscano di scoglio ci sia una società coi controattributi, padrona del mercato a tal punto da non riuscire a sbagliare un acquisto nemmeno  a volerlo. Mette alla di lui disposizione i frutti estivi e lo lascia fare, non interferendo. Ricetta facile da enunciare, ma affatto scontata, se è vero che funziona solo a Torino, sponda bianconera, e basta. Chi li ha acquistati Bentancur, Douglas Costa, Bernardeschi, Szczesny, tanto per citarne alcuni, mentre l’attenzione era catalizzata da un Bonucci mischiatore di equilibri? Chi li ha fatti lievitare fino a divenire un enorme valore aggiunto, punti fermi per il presente e per il futuro? Organizzazione aziendale, si chiama fuori dai confini: in Italia scava il solco tra la Juventus ed i competitors in maniera disarmante. Chi difende tale programmazione viene definito “aziendalista”, in modo dispregiativo soprattutto da coloro che sono digiuni da sempre di qualsivoglia idea di lavoro.

All’indomani della sfida con la Roma restano alcuni flash. Un Bernardeschi entrato al posto di un Cuadrado, ormai spremuto come un limone, ad applicarsi come il più roccioso dei terzini su Kolarov, ridotto a petardo di Capodanno inesploso; Mandzukic assistman sull’azione vanificata da un Pipita, chiuso da Allison in uscita (poi si dice che Marione e Gonzalo non possano coesistere, boh); Szczesny che salva la ghirba alla truppa ed abbracciato poi come se fosse arrivato 16 anni fa. Gigi ha trovato il suo degno erede o , per meglio dire, lo ha trovato Paratici. Eppure per una disposizione della barriera sbagliata, pareva che la Juve si muovesse su almento 20 o 30 portieri alternativi…

Allegri Massimiliano da Livorno gongola facendo 2 cambi a partita se obbligato da fastidi fisici, come nel caso di Matuidi, sennò niente.  Che gliene frega se a qualche “bellantonio” viene da criticarlo perchè non utilizza Douglas Costa o Dybala? Per lui i cambi non sono obblighi, ma opportunità. E se la squadra è talmente equilibrata da non fare trovar posto nemmeno a Maradona, perchè squilibrarla? Per accontentare il “solone dei miei stivali” di turno? Ma dai!!

Morale della favola. Un conto è il calcio, calcando i campi di Vinovo con la testa immersa nel lavoro, ed un altro è quello che ipotizza, opinionizza, ci arriva vicino pressappoco. I fronzoli sono belli sull’Albero di Natale (quello vero, non il 4 – 3 – 2 – 1) ma non sul campo dello Stadium. Le previsioni farlocche fanno audience, le preparazioni delle partite fanno classifica. Per i fronzoli ci si affidi a Zeman, per la classifica ad Allegri. Che tra l’altro sta anche mettendo in campo una squadra discretamente divertente e con un gioco credibile. E se Bernardeschi fa il terzino senza produrre il famoso “lamento di…Federico”, quanto ci scommettiamo che alla prossima volta Dybala verrà a liberare in area? Questa è la Juve di Allegri, che poi non è altro che la Juve, da sempre e soltanto. A chi non piace, la scelta “altra” è vasta, ma dubitiamo che sia pure soddisfacente.

 

 

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