L'ultimo e invalicabile muro dell'Inter: storia di un duello

L’ultimo e invalicabile muro dell’Inter: storia di un duello


Il prepartita tra Juventus e Inter era stato condito con il duello tra Higuain e Icardi, duello tra bomber per il primato in classifica cannonieri e duello per un posto nella Selección; la partita invece li ha visti relegati ad un ruolo non di protagonisti.

L’interista è stato annullato dalla solidità difensiva, espressa non solo nei due interpreti principi, Benatia e Chiellini, ma anche dal continuo filtro del centrocampo che ha impedito sia a Brozovic che a Borja Valero nella parte centrale, sia a Perisic che a Candreva sulle fasce, di servirlo.

Lo juventino si è letteralmente dannato a rincorrere ciascun pallone nella metà campo interista, questo ha aiutato molto la squadra, ma gli ha fatto perdere un po’ di lucidità in attacco, finendo spesso in fuorigioco.

Qui però non si vuol parlare di questo, neppure dell’ironica coreografia, una vera e propria cineseria, neanche del fatto che l’Inter sta presentando, velandosi gli occhi, il pareggio come una vittoria (8 tiri in porta per la Juventus, 2 per l’Inter) e neppure, usando un’espressione di Guardiola, del pullman parcheggiato davanti alla porta di Handanovic; qui si vuol presentare il duello tra il portierone interista (insieme a Ter Stegen il più in forma in questo periodo in Europa) e Mandzukic e Cuadrado.

IL DUELLO

Fuori dal muro eretto da Miranda e Škriniar restava solo Handanovic. Quando Spalletti lo vide, cominciò a camminare ansiosamente nella sua area tecnica, guardando a terra, ma come se avesse le mani alte al cielo e dicesse: «Figlio mio, salvaci! Solo tu puoi essere l’ultimo baluardo, abbi pietà dei troppi anni trascorsi senza dominio».

Handanovic lo ascoltava e così parava qualsiasi colpo inferto dai due, ritto davanti alla porta, in segno di sfida e mancanza di timore. Quando i due scendevano a ondate nell’area interista, sfolgoranti negli occhi, lui non si faceva prendere dal terrore, mai fuggì, ma sempre fronte a fronte. Né lui, né gli altri chiesero accordi.

Hanno raccolto tutta la loro bravura, uomini di lancia e di scudo. Così Mandzukic, a pochi minuti dall’inizio dello scontro, su cross di Cuadrado scagliò un tiro di piattone, ribattuto da Handanovic, poi di testa, salvato da Miranda; ancora, altro cross, colpo di testa e la traversa. Scambio rapido tra Cuadrado e Higuain, Perisic e Handanovic impedirono al colombiano di infiggere la palla nella rete.

Nessuna parola tra i duellanti, nessuno scherno, solo la furia negli occhi. Il cielo limpido con la costellazione di Orione, segno notturno della stagione fredda, non dichiarava che fosse giunta l’ora perché soccombesse qualcuno sotto i colpi inferti, avrebbero tutti resistito. Era uno slancio continuo dei due juventini, affinché il loro onore risplendesse in eterno, scrutavano a cercare un lato debole della porta, ma non ve n’erano, così, nonostante gli innumerabili sforzi, nessuna puntata in attacco passò da parte a parte, nessuno cadde nella polvere, nessuno poté avere parole di trionfo, ma l’onore, quello si, delle armi.

Finita la partita, non v’era spazio per abbracci, quasi a voler dire che la battaglia non è ancora terminata, sarà a distanza fino al 29 aprile 2018, quando lo scontro sarà nuovamente fronte a fronte, sperando che si aggiungano protagonisti al duello.

Antonio Melillo

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