We are De Sciglio, my friends!

We are De Sciglio, my friends!


Passi gli ultimi anni della tua vita (calcistica ovviamente) ad essere denigrato ed etichettato con uno tra i peggiori epiteti che lo sport ti possa regalare: bollito. Dicasi “bollito” il genere di giocatore capace di mostrare buone cose fino a che l’età, nel momento in cui avanza in maniera significativa, non ti permette più di combinare alcunché di produttivo. Anzi. Si diventa una palla al piede, un peso per la società (in questo caso la squadra) e non si vede l’ora che tu (o chi per te) faccia le valige e ti mandi a bollire da un’altra parte. Questo è stato il percorso che ha avvicinato il povero Mattia De Sciglio alla Juventus: un cammino pieno di dubbi, di voglia di riscatto ma anche di amarezza verso quei colori rossoneri traditi e traditori.

Nel mezzo il popolo bianconero, diviso a metà tra chi lo voleva come nuovo magazziniere e chi neppure a riempire le borracce. Sembrava proprio che nessuno si schierasse dalla sua parte: in fondo a 25 anni non si è mica da buttare, non credete? Questo, forse, è ciò che ha pensato Allegri, colui che ha pensato di dargli l’esordio in Serie A e farlo conoscere al grande pubblico. Grandi applausi all’inizio, grandi contestazioni man mano che il Milan affondava in campionato. L’arrivo alla Juventus serve più a lui che alla Juventus: riscoprirsi un giocatore di talento nell’anno dei mondiali, quando la penuria di terzini è più che mai un dato di fatto.

Comincia in America, non mostra niente di eccezionale. Sbaglia la prima chiamata importante, la Supercoppa Italiana. Va vicino al gol al Camp Nou, poi esce per infortunio e sta fuori parecchio. Insomma, chi ben comincia è già a metà dell’opera, ma se il buongiorno si vede dal mattino, allora è il caso di trovare dei luoghi comuni e dei modi di dire benauguranti. Trovare qualcosa che vada bene, spostare il vento dalla propria parte. Bene e vento: comincia proprio dal Benevento la lunga scalata di De Sciglio per conquistare il cuore dei bianconeri e riconquistare la fiducia in sé stesso. Lo fa con una partita sobria, senza strafare, buona. E se la Juventus non avesse avuto la forza di rialzarsi dopo il colpo di Ciciretti, si sarebbe parlato di lui come uno di quelli da salvare. Nella giornata della festa dei 120 però, De Sciglio festeggia più degli altri: non giocava una partita intera da maggio, prima di saltare le ultime due di campionato per un infortunio agli adduttori.

We are De Sciglio my friends, and we’ll keep on fighting ’til the end. O almeno, così speriamo.

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