Oggi fischio così, domani chissà

Oggi fischio così, domani chissà


Qualche illuso pensa che l’arte di rimangiarsi la parola sia solo dei politici. Errore grave: gli arbitri, soprattutto se scarsi scarsi, fanno delll’autocontraddizione la ragione di vita. Alla giacchetta nerogiallaazzurrafucsia di giornata va di fischiare tutto, con la diretta conseguenza di un tempo effettivo di 35/40 minuti su 90. Alla prossima designazione, sapendo che il soggetto propende a fare il “musicista” col fischietto, una squadra intenta a gestire il risultato cercherà di spezzettare il gioco per far passare il tempo, con la sorpresa che lo stesso arbitro in quell’occasione scimmiotta gli…inglesi. Che poi qualcuno ci dovrà dire una buona volta, il significato di “arbitrare all’inglese”, dato che l’ultimo referee d’oltremanica in Juventus – Sporting ha fischiato come Daisy Lumini, fischiettatrice geniale degli anni sessanta.

E DOVERI CHE FA?

È il caso di tal Doveri di Roma. Oggi così, domani chissà. Direttore di gara di un livello pari alle sponde del Tevere sotto ponte Milvio. Chi non si ricorda del rigore concesso al Cagliari alla prima giornata, tanto per vedere, di fronte allo Stadium esaurito e mica tanto di nascosto dunque, l’effetto che faceva il V.A.R.? Alex Sandro che sfiora il piede di un cagliaritano, sufficiente perchè quest’ultimo si produca in un triplo carpiato e raggruppato da far impallidire Di Biasi. Nel calcio giocato dalla sua fondazione a ieri, sarebbe simulazione. Ma oggi siamo amanti delle sfaccettature, delle angolazioni, quasi che i ritratti di Picasso abbiano la loro compiuta applicazione nella realtà dopo quasi 100 anni. Dunque è rigore. Che poi Gigi lo pari, poco importa.

Stesso arbitro, stessa propensione allo scempio, nella notte di tregenda ad Udine. Stavolta il difensore non sfiora solo il piede di Marione, gli monta proprio sopra, con Mandzukic davanti alla porta udinese in chiara azione da gol. Da regolamento, ci sarebbe il rigore e il cartellino rosso. Doveri parte bene, assegnando il rigore alla Juve, poi si accorge che il bianconero (minore) va a cercare rogne sotto il naso del giallovestito (bianconero maggiore). Invece di dividerli, minacciando di ammonirli, per continuare nell’applicazione di quanto prima deciso, ritorna sui suoi passi: ammonisce entrambi, si dimentica di aver assegnato un rigore e di fronte al tentativo di rammentarglielo da parte di Mandzukic, in maniera alquanto colorita in verità, estrae il giallo e poi subito il rosso. Da rigore e rosso, Udinese in 10 e Juve in 11 e rigore a favore, si passa a Udinese in 11, Juve in 10 e niente rigore, così imparate!

MA QUESTO VAR?

E il baraccone del V.A.R.? Dimenticato, come il penalty. Scusi signor Doveri, perché alla prima giornata è corso come Bolt verso il bordocampo e ieri sera no? Forse che sotto la pioggia lo stile dell’atleta sfigura un tantino? In questo modo a correre si sbattono gli juventini, se alla fine si contano reti 6 nella porta dei padroni di casa.

Con ciò si dimostra che anche con la mente arbitrale saccheggiata da quello strumento demoniaco che è la “moviola in campo”, se sei più forte vinci. Della fatica che però si accumula gara dopo gara, per intromissioni discutibili di un omino che guarda la partita in TV senza pagare il canone, se ne riparlerà in fase finale di stagione, quando i nodi vengono al pettine, compresi quelli di Doveri, che ieri suo malgrado o forse involontariamente per avere lui stesso pungolato l’orgoglio di 10 assatanati, ha assistito ad un set di tennis. Sport al quale a fine stagione potrebbe essere indirizzato, sedendosi su un seggiolone alto alto, senza più il bisogno di correre e potendo contare oltretutto sul cosiddetto “occhio di falco”, V.A.R.cato l’ingresso del Foro Italico. Peccato però che non potrebbe più disegnare rettangoli nell’aria, in mezzo a rovesci, diritti e…Doveri.