Rispetto e stima per la Lazio: è (di nuovo) una grande

Le sette sorelle, un tempo, erano queste e basta: Juventus, Inter, Milan, Roma, Napoli, Lazio e Fiorentina. Sempre (o quasi) a dividersi i primissimi posti della classifica, frutto di blasone, di disponibilità economica, di tifo, di bel gioco. E, dopo qualche anno passato nell’anonimato, la Lazio sembra finalmente essere tornata a pieno regime in questo ristretto gruppo di regine tutte italiane. Merito di Tare e Lotito, merito di Inzaghi, merito di una programmazione meticolosa e oculata. Ecco perché, allo Stadium, oggi sarà davvero una super sfida: grande contro grande, a tutti gli effetti, e non più Davide contro Golia.

TARE: UN LEADER SILENZIOSO

In campo come nella vita, diceva Nereo Rocco. E Igli Tare, centravanti albanese, in campo non lo sentivi mai: giocava, segnava (non moltissimo, soprattutto negli ultimi anni) e non diceva mai una parola. E così fuori: da quando è ds della formazione biancoceleste, ha fatto parlare i fatti. Milinkovic, Keita, Luis Alberto, Immobile, Biglia, De Vrij: capolavori a pochissimo, figli della lungimiranza e della competenza.

E poi Inzaghi. Arrivato per caso, dopo i capricci di Bielsa, in quel di Formello. Doveva allenare la Salernitana, oggi potrebbe addirittura finire nel mirino della Juve. Un maestro di tattica, nonostante la giovane età. E poi carica i suoi ragazzi come pochi altri, perché del suo gruppo si fida ciecamente. Vedere l’abbraccio a Milinkovic dopo il gol al Chievo per farsi un’idea. Dopo una vita trascorsa ad essere “l’altro Inzaghi”, ora Simone si diverte a stupire tutti in panchina. Preparato, serio, carismatico. Il vero top player di questa Lazio che cresce a dismisura, partita dopo partita.

IMMOBILE CONTRO IL SUO PASSATO

9 gol in campionato, per una media da fuoriclasse: anche lui, come Dybala, è in un autentico stato di grazia. Immobile non ha mai nascosto di essere uno storico tifoso della Juventus, ma in bianconero non è riuscito – per via di tanti fattori – ad imporsi.

E oggi, contro Buffon, ha voglia più che mai di far vedere quant’è bravo a segnare. Per portare la sua Aquila ancora più su nel cielo: dove merita di stare, dove ha bisogno di stare, dove ha voglia di stare.