Pjanic, l'unica luce bianconera in una serata tutta blaugrana

Pjanic, unica luce: il bosniaco sempre più a suo agio in cabina di regia


Lo ammettiamo: provare a sorridere dopo serate così non è affatto facile. Così come non è una passeggiata riguardarsi brevemente la partita in testa ed evidenziare col blu le cose da cambiare e col giallo ciò che, invece, è andato bene. La Juventus di Barcellona, dopo un primo tempo positivo, è stata surclassata, soprattutto sul piano mentale: l’unico calciatore che, però, ha provato a reggere l’urto è il suo regista, Miralem Pjanic.

ORDINE E CLASSE

Già da qualche settimana si è avuta l’impressione di una crescita, da parte del bosniaco, nel ruolo di regista vero e proprio: basta con le velleità di mezzala, a quel paese il capriccio del trequartista, ma idee e fatti da governatore del centrocampo. L’assist a Dybala nella prima giornata contro il Cagliari (alla Pirlo, per intenderci), l’imbucata per Higuain contro il Chievo e, nel complesso, un’introvabile capacità di pulire palloni per renderli giocabili ai propri compagni.

Pjanic era arrivato tra l’entusiasmo del pubblico, ma ci si è sempre interrogati sulla sua vera collocazione in campo. Allegri aveva assicurato: “lo vedo come un regista davanti alla difesa“. E, perseguendo quest’idea, il suo allenatore sta trasformando sempre più l’ex Roma in un dispensatore di palloni precisi ed invitanti. Basta? No, perché – a dispetto di ogni aspettativa distruttivista – Pjanic ha aggiunto al suo curriculum una qualità fondamentale: recuperare il pallone. Al Camp Nou, come in altre circostanze, è stato forse questo il dato più caratteristico.

A Barcellona, il bosniaco è stato uno dei pochi a salvarsi, soprattutto nel primo tempo, durante il quale è anche andato vicino al gol con un destro da fuori. Piccolo appunto: con il piede destro – sempre caldo – che si ritrova, potrebbe (e dovrebbe) provare più volte la conclusione a rete.

In ogni caso, dribbling poco da giocoliere ma molto efficaci, cambi di gioco per dar respiro alla manovra, verticalizzazioni sempre volte a creare superiorità. Poco seguìto, però, dai compagni: Douglas Costa è fumoso, Dybala testardo, Higuain un fantasma, Bentancur bello in potenza ma acerbo in atto.

Troppo poco per dare ragione alle geometrie e all’ordine mentale (e pratico…) di Mire: ad oggi, il numero 5 è – assieme a Dybala – la notizia più positiva di questo primo mese di stagione. Che Allegri gli abbia davvero trovato il ruolo più azzeccato? In un periodo storico povero di registi dai piedi eccelsi, la Juventus potrebbe ritrovarselo già in casa…