Si riparte vivi e vegeti

Si riparte vivi e vegeti


L’abbiamo scampata bella. C’è stato un momento in cui pareva che la Juventus si disciogliesse come neve al sole. Niente di niente restasse in piedi, solo macerie. Ad Amatrice sanno benissimo che cosa voglia dire. Pezzi di società in vendita, accumuli (vicino ad Amatrice) di muscoli in saldo, questo che va nella perfida Albione, quello che batte i pugni sul tavolo per andare via, quell’altro che sputa sul piatto e che via viene mandato.

Che brutto giugno. E parte di luglio. Una società che assiste immobile, imperturbabile (o sorniona?)  alla sua propria distruzione, sotto i colpi di Ziliani qualsiasi, caricati a livore, frustrazione, sfigurati dalle cure per patologie epatiche. Meglio tacere sulle reazioni di una buona parte di tifoseria bianconera, altrimenti sarebbe il caso indubitabile di scomodare Freud.

Come però in tutte le tragedie che sanno di greco e che perciò si rispettano, mentre il coro inneggia allo scudetto estivo del Milan, avviene il rito della catarsi. Chi più indicato del Presidente Agnelli ad innescare la reazione? “Sei scudetti consecutivi sono la base, l’inizio per i prossimi 7 anni” “Quest’anno fattureremo oltre 400 milioni e non abbiamo intenzione di non continuare con l’acquisizione di profili tipo Higuain” “L’ossessione della Champions si batte vincendola, obbiettivo dichiarato”.

E’ notizia fresca di giornata che gli abbonamenti, non ostante gli aumenti tangibili, hanno fatto il botto. Lo zoccolo duro dei tifosi, quello che fa cornice e che fa vendere il prodotto – Juventus “in all the world”, si è riconfermato, anzi. 29.500 cambiali in bianco o 29.500 ricconi scapestrati? Nossignori, 29.500 innamorati che non possono stare senza l’innamorata, comunque si presenti.

Allegri Massimiliano, interrompendo il menage che ha fatto tanto comodo a Cairo ed ai suoi sfigati, per contarsela un po’ in Maratona, anticipa il raduno. Si inizia prima del previsto, con tanti giovani e con qualche “senior”. Il messaggio è chiaro: non abbiamo tempo da perdere. Tutti avvisati, soprattutto i presidenti che si immaginano in finali ipotetiche per loro e reali per la Juve.

Preso atto dunque che la società esiste, che il presidente è lo stesso, che stiamo retrocedendo nel campionato estivo giocato sulla carta (di solito…rosa!), che è cambiato il nome allo Stadium per puntare al futuro, come pure il logo e la denominazione dei club D.O.C. in FAN CLUBS (avete mai provato a  far capire ad un vietnamita o ad un cambogiano il significato di D.O.C.? Anche queste è segno di globalizzazione juventina), si può finalmente concludere che siamo ancora vivi. Vegeti e cazzuti, come chi rilancia la sfida all’Europa e la prolunga in Italia.

Fiuuuu, ce la siamo vista brutta. Condannati a sparire per 20 disgraziatissimi minuti e fucilati dal fuoco amico. Non è così, il mercato va avanti anche se non necessitiamo di rivoluzioni. Auguri per la nuova stagione, cara Juventus, la 120esima della tua, della nostra storia. Ottava dell’era Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Marotta – Paratici. Pazienza se non par vero a qualche “fanatic” dalla stonata facile.

Immagini tratte da   footballnerds.it   e   calcioefinanza.it