Un altro Juventus-Real Madrid senza Del Piero e Raúl

Un altro Juventus-Real Madrid senza Del Piero e Raúl


Dici Del Piero e Raúl e pensi subito a Juventus e Real Madrid. Dici Del Piero e Raúl e pensi alla fascia di capitano sempre al braccio. Dici Del Piero e Raúl e ti vengono in mente due numeri: il 10 e il 7. Due nomi che fanno scattare la memoria all’indietro, quando chi scrive (ma anche chi legge) era senz’altro più giovane, non solo per l’anagrafe ma anche per lo spirito: è sempre la solita storia quando si tratta di riproporre dei pezzi in cui si parla del passato che non c’è più, la nostalgia canaglia, quella magia che non tornerà più, quell’eredità orfana di uomini, più che di calciatori. Nel passato le eredità di Puskás, Butragueño, Platini e compagnia bella avevano sempre trovato un degno sostituto, capace di indossare la loro maglia con orgoglio. Oggi viviamo un momento di calcio pieno di milioni, di grandi calciatori capaci di fare cose meravigliose, ma è un’epoca in cui abbiamo visto di tutto. Di gol alla Del Piero non ne nasceranno più. E di scontri tra bandiere autentiche… siamo agli sgoccioli. Quanti dei nuovi fenomeni potranno sostituire degli idoli, quanti metteranno la propria fede prima del proprio portafoglio?

La prima volta che si sono scontrati fu nel lontano 95/96; ovviamente è la Champions League, la manifestazione dove squadre come Juventus e Real Madrid meritano di stare. Ale è poco più che ventenne, e si è già messo la numero 10 alle spalle, Raúl invece deve ancora aspettare un anno per raggiungere i 20. Sono già dei ragazzini terribili, stanno sempre sui giornali per i loro gol, i loro colpi di genio (e non per le fidanzate o per le macchine). Si parla un gran bene di loro, già da molto, “un giorno vinceranno il pallone d’oro” sosteneva qualcuno, senza timore. Quell’anno lo vinse Sammer, ma lo spettacolo lo regalavano loro. Nel primo incontro andò a segno Raúl, nel ritorno, al Delle Alpi, segnò Alex. Il terzo gol di questi quarti di finale lo segnò Padovano, e la Juve proseguì la marcia per diventare campioni d’Europa allo stadio Olimpico di Roma. La vendetta però, arriverà nel modo peggiore: una finale di Champions, un gol in fuorigioco di Mijatović, e la coppa che torna a Madrid dopo un digiuno di ben 32 anni.

C’è pure uno scontro tra le nazionali: 45 minuti di gioco al Montjuïc, stadio che da fuori assomiglia più ad un palazzo, che ad un luogo dove bisogna calciare un pallone. Alex non brilla, al suo posto entrerà Totti. Raúl uscirà al 76′, la sua Spagna vincerà con due gol di testa su calcio d’angolo. Ci saranno altri scontri, altre battaglie, altri gol, e sempre quel sapore magico che assapora chi ama questo sport, chi sa capire chi è leggenda, chi è storia. Di solito il Real vince al Bernabéu, la Juve vince a Torino e passa il turno.

L’ultimo scontro va in scena il 5 novembre 2008, questa volta si tratta della fase a gironi: la Juve ha vinto il primo scontro all’Olimpico di Torino, ora c’è da cercare una difficilissima vittoria contro la corazzata che tutti conoscono. Juve con assenze importanti, Real sotto accusa per gli scarsi risultati. In campo, come sempre, i due capitani, a guidare la loro barca. La Juve è d’oro, non solo di maglia, ma anche di fatto, e il pericolo galacticos finisce quando Alex insacca la punizione del 2-0: è doppietta, e il popolo madrileno, quando Alex viene sostituito per De Ceglie, si alza in piedi e applaude la storia.

Ci sarà un’amichevole, nel 2013, tra Real Madrid e Al-Sadd: nessuno è al Bernabéu per vedere la squadra di Ancelotti, o i nuovi acquisti, ma solo ritrovare il suo vero capitano con la camiseta blanca. Raúl, di nuovo col numero 7 sulle spalle, quello che, a fine primo tempo, erediterà per davvero Cristiano Ronaldo, che gli soffierà il titolo di miglior marcatore del Real Madrid, ma non raggiungerà mai l’amore toccato al suo ex capitano. Lo stesso amore che adesso, nel calcio che conta, sta sparendo. Come quella storia, di quei due talentuosi ragazzi, che hanno fatto innamorare chi li ha visti palla al piede, chi li ha conosciuti fuori dal campo, chi li ha apprezzati per quello che sono: due capitani.