La solitudine dei numeri 25: Norberto Neto, il vice Buffon

La solitudine dei numeri 25


Non deve essere facile essere relegati in panchina per l’80% delle partite in stagione e farsi poi trovare lucidi in una finale. Non deve essere facile, più in generale, essere il vice Buffon. Sia perché il peso della leggenda bianconera non può non farsi sentire sulle spalle, sui guanti. Sia perché, incondizionatamente dalle apparizioni tra i pali, sai di non essere niente più che il 12. Oppure, in questo caso, il 25. Sopportare tutto ciò non deve essere incoraggiante per un atleta, ma Norberto Neto fin qui c’è riuscito benissimo.

NETO: STORIA DI UN PORTIERE RESILIENTE

Il portiere brasiliano incarna i veri valori della resilienza. Le persone resilienti sono coloro che, immerse in circostanze avverse, riescono a fronteggiare efficacemente le situazioni e raggiungere mete importanti. Le circostanze avverse per Neto, inutile negarlo, in questa stagione non si sono di certo fatte attendere. Tralasciando le numerosissime panchine – ma quando davanti ci si trova un mostro sacro come Buffon c’è ben poco da obiettare – esse sono arrivate anche in campo.

In mente sopraggiungono le maledette incertezze nel match contro il Napoli in Coppa Italia, la sua competizione da ormai tre anni a questa parte. Eppure stasera, in virtù delle sbavature in terra partenopea, per Max Allegri, sarebbe stato fin troppo facile puntare sul numero 1 della Nazionale italiana. E invece no. Tutti meritiamo una seconda chance. Neto la meritava, ne aveva di bisogno. Ma se non ci fosse il lieto fine, saremmo qui a parlare del nulla. Alla fine Norberto ha infatti dimostrato al Mister che di lui ci si può fidare e che i momenti critici sono parte del cammino: che sia la vita, che sia la carriera, il succo è quello. L’importante è sempre imparare dagli errori, mai lasciarsi scalfire da essi.

Anche oggi la Juve dà una lezione di vita ed il portiere brasiliano non può che essere l‘attore protagonista di questo fantastico film. L’oscar della serata probabilmente andrà a quell’altro brasiliano con la maglia numero 23, ma le mani di Neto oggi sono ben salde sul trofeo. Il suo trofeo. Meritatamente il suo. Nessuno gli ha mai regalato nulla. Frutto di tanta resilienza e abnegazione, voglia e carattere.

Probabilmente non sarà lui l’erede di Buffon: sarà pure il vice di chi arriverà prossimamente. Probabilmente andrà via, perché dopo un’esperienza così probante vorrà riassaporare l’ebrezza del campo ogni domenica. Però oggi possiamo dire, gridare che certe notti, memorabili sotto diversi punti di vista, sono tutte sue.

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