Il nostro 5 maggio 2002 - Riviviamo quella fantastica impresa attraverso i ricordi dei redattori di SpazioJ

Il nostro 5 maggio 2002 – Riviviamo quella fantastica impresa attraverso i ricordi dei redattori di SpazioJ


Il 5 maggio è un sorriso involontario sul viso dei tifosi bianconeri. È uno di quei giorni che non sente il tempo che scorre. Una di quelle date del cuore, vada come vada. È l’anniversario di uno degli scudetti più incredibili della storia della Juventus. Il 5 maggio è storia e noi di SpazioJ.it, oggi, vogliamo raccontarvi il nostro 5 maggio 2002, con i ricordi dei nostri redattori di quella giornata speciale.

IL 5 MAGGIO 2002

Pasquale De Rosa – “Domenica mattina. Ogni domenica mattina a casa si scatenava il putiferio perché a messa proprio non ci volevo andare. Ma non quel 5 maggio 2002. A messa ci vado e arrivo pure per primo. Quando si chiede di pregare, io esprimo la cosa che più desideravo. “Fai vincere lo Scudetto alla Juve”. Torno a casa fiducioso nonostante i pronostici diano l’Inter favorita. Mio padre e mio fratello non capiscono il perché del mio sorriso beffardo. Non sapevano del patto che avevo stretto con i piani alti. La partita la seguiamo tra radio e “Quelli che il Calcio” in un covo di tifosi napoletani e filo interisti. Ad Udine partita archiviata subito con Alex e David. A Roma dopo il doppio vantaggio dei nerazzurri avviene l’impensabile. Un Olimpico incredulo. Materazzi che prega di farla finita alla Lazio. Ronaldo il fenomeno che piange in panchina. Il 5 Maggio 2002 ho scoperto che Dio esiste e si chiama Karel Poborský”. 

Ezio Maletto“Ah, l’amore! Correva il 5 maggio 2002, il giorno che relegò definitivamente la ricorrenza napoleonica in secondo piano. Fu l’ultima volta in cui spesi lacrime per un evento calcistico. In quel pomeriggio di trapassi emotivi davvero bestiali e di esaltazione tifosa, consapevolizzai tutta la mia grettezza di essere umano. Dovete sapere che in quel periodo convivevo con uno straordinario esemplare femminile al quale imputavo una sola imperfezione: la fede interista. Ebbene, questa Signora, nonostante vivesse un autentico “dramma” sportivo, aggravato dal fatto che piangevo come un vitello per una gioia incontenibile, era genuinamente felice per me, che della sua cocente delusione godevo come una scimmia in calore. In quel momento di totale vacanza cerebrale, a differenza sua, il primo posto sul podio del mio cuore era occupato dalla Juve. Ad adrenalina smaltita e homo sapiens ripristinato, ho provato vergogna e mi sono sentito piccino piccino al cospetto non solo di quella donna, ma di tutto l’universo femminile. Però…, non credo che oggi reagirei diversamente! Augh”. 

Fabio Silvestre “Il 5 maggio rappresenta una data molto importante. Mio nonno era di fede interista e, di conseguenza, avendo solo 4 anni e poca capacità decisionale, “simpatizzavo” per i colori nerazzurri. Dopo quella data, pur essendo piccolo, ho subito capito che per vincere i miei colori dovevano essere il bianco e il nero”.

Marta Sicurello“Era il giorno della mia comunione. Io e mio zio da una parte, gli interisti della famiglia da un’altra. Le portate a rilento e i volumi delle radio al rialzo. Poi sappiamo tutti come andò a finire. Dopo il fischio finale, ho tolto il vestitino tanto carino per mettere la tuta della Juve”. 

Dario Lombardi “Mia cugina quel giorno fece la comunione. Io pensavo che, essendo di mattina, avrei avuto il pomeriggio libero. Invece no, era previsto una festa in capo al mondo con un sacco di bambini.  Niente radio, niente tv. Solo sms del servizio calcio nel mitico Nokia 3310. La gente uscì di casa impazzita, vedevo le macchine sfrecciare e la gente urlare, e io dovevo stare con quei bambini. Che tristezza quel giorno, avevo 13 anni e le cose sarebbero andate diversamente se mia cugina fosse stata Marta Sicurello”. 

Alfredo Spedicato –Uno di quei giorni in cui ricordi tutto, perché la ricezione dei cinque sensi aumenta esponenzialmente. Eravamo incollati alla TV, tutti sintonizzati su Rai 2, anche a chi del calcio fregava poco. A “Quelli che… il calcio”, dove insieme alla mia famiglia stavo seguendo l’epilogo di quell’indimenticabile campionato, stavano andando in scena il tripudio bianconero e il dramma nerazzurro. Avevo 9 anni e lì, per me, cominciò tutto”.

Luca Piedepalumbo – Uno dei primi giorni speciali della mia vita. Di quelli che porterò nel cuore, sempre. E che difficilmente riuscirò a dimenticare. Il 5 maggio 2002, avevo 8 anni. Quel giorno, quel pomeriggio capii che avrei condiviso con i colori bianconeri la mia esistenza. Il mio calciatore preferito diventò all’improvviso Poborský. Nella mente risuonano ancora le parole di Antonio Conte: “Stiamo godendo…”. Forse, le lacrime del “Fenomeno” un po’ mi turbarono. Ma il gusto, doppiamente speciale, di quel gelato alla vaniglia, con in tv le immagini in diretta da Torino ancora lo ricordo”.

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Moira Marchetti“Il 5 maggio 2002 è un turbinio di emozioni indelebili, sulla pelle, che sono fuoco, ancora oggi, nei ricordi. È la domenica di una undicenne poco più che bambina, ma già innamorata. Una bambina che credeva poco un po’ a tutto, ma sperava tanto in poco. Quel botta e risposta ascoltato alla radio è una fantastica alchimia di coraggio e paura. E poi ancora coraggio. E poi ancora paura. E quel cerchio che si chiude, sensazionalmente. Buon 5 maggio a tutti”. 

Nicola Frega“Io, classe ’91, a 11 anni vivevo il calcio con la spensieratezza e l’innocente passione che oggi rimpiango. Da tifoso non smetti di crederci mai, speri sempre nel miracolo, nell’impresa. Io quella giornata magica l’avevo sognata e costruita nella mia mente decine di volte. Vederla svilupparsi concretamente davanti ai miei occhi è stato qualcosa di indescrivibile. Il solito Trezeguet, poi il solito Del Piero, con un goal nell’area di rigore in cui si fece male quel famoso 8 novembre. Un incrocio speciale del destino in un giorno irripetibile. Nel frattempo, all’Olimpico la Lazio, quella squadra che due anni prima portò via lo Scudetto alla Juve (ancora il destino), lo consegna nelle mani del popolo juventino con una prestazione tanto bella quanto irreale. 90 minuti lunghissimi, con Lippi che non smise di fumare il suo sigaro neanche per un instante, e un nuovo idolo di cui attaccare la figurina sul banco il giorno dopo a scuola: Karel Poborsky. Quanto m’ha fatto gioire!”.

Giacomo Pizzardi – Avevo solamente 7 anni, un bambino, ma ricordo ancora tutto. L’ansia di mio padre, la positività di Gianni (fedele compagno di partite) e la mia spensieratezza data dalla scarsa capacità di razionalizzare ciò che mi accadeva intorno. Il tempo scorreva e nell’aria aleggiava sempre più disperazione per un’impresa che stentava a concretizzarsi. Poi il terzo gol, lo zapping frenetico da una partita all’altra, il boato finale, la gioia incontenibile in ognuno di noi, l’abbraccio spassionato di mia madre e il fatidico corteo per le strade, un fiume in piena bianconero”.

Andrea Bargione – “Per me il 5 maggio dovrebbe essere proclamato giorno di festa nazionale. Ricordi impressi per sempre, negli occhi di un bambino preso da una incontrollabile felicità. Non potevo credere a quello che stavo vedendo. Eppure stavo assistendo alla storia, ad un momento cruciale per la Juventus. Guardavo Quelli che..il calcio e in famiglia eravamo tutti in attesa del fischio finale. Appena finita la partita, siamo andati in centro e abbiamo festeggiato con tutti i tifosi. Per me da quel momento, è nato tutto..”

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