La notte del destino, la notte della Joya

La notte del destino, la notte della Joya


Il peso di certe notti è denso: lo senti addosso. Si attacca alla pelle, come in quelle immense giornate d’estate. Il peso di certe notti è doppio, se dall’altra parte c’è quello lì. Lo hai guardato, innamorato, poi lo hai studiato. Quindi lo hai puntato: con tutta la voglia di affiancarlo.

Come quella volta lì…

Paulo Dybala, questa notte, sentirà di avercela fatta. Almeno per stanotte, almeno fino all’alba. Paulo Dybala, questa notte, si sentirà grande. Ma grande davvero.

Come quando ha guardato papà Adolfo negli occhi, per l’ultima volta. Uno sguardo intenso, uno di quelli che brucia la speranza. L’ha vista evaporare sul fondo di quelle pupille che avrebbero voluto guardarlo, stanotte.

Poi l’ha trasformata, la speranza: in sogno. Sogno perché diventato concreto, dannatamente concreto.

Via, via: lontano

Il peso della notte del destino è svanito. Bianco o nero: euforia o dramma. Il peso è crollato, tagliato da due fendenti. Due colpi netti e decisi alle certezze di chi pensava che no, non poteva succedere. Di chi sì, le cose devono andare sempre in una certa maniera.

Invece, no: Paulo ha preso la realtà e l’ha modellata a suo piacere. Così che somigliasse di più a quello che lui dentro di sé aveva già chiaro. Ha preso a calci le paure e le ansie. Le ha lanciate lontano, lontano dalla bellezza di una notte perfetta.

Ha lanciato lontano le paure e le ansie, sì: quello di un popolo intero. Quello di un popolo che, adesso, ci crede: perché Paulo gli ha mostrato la via. Ha dimostrato che tutto è possibile: anche vedersi passare il proprio idolo a fianco. Poi non fare una piega, quindi costringerlo con le mani al volto.

Questione di occhi

L’allievo supera il maestro? No, sarebbe una bestemmia. Ma l’allievo, stanotte, sa di poterlo guardare in faccia, il maestro. Dritto negli occhi: sa che i suoi parlano, forse fanno anche paura. Faranno un po’ di paura in più, a quello lì.

Gli serviranno, tra una settimana: per guardare il Camp Nou nelle pupille. Per ammazzare le vibrazioni che quel tempio provoca nell’animo. Per continuare a non aprirli, gli occhi: i loro, quelli dei bianconeri del mondo. Ora sì, ci siamo: si va a Barcellona!

ULTIME NOTIZIE