Juve, non sei bella: ma va bene così

Juve, non sei bella: ma va bene così


In fondo, qualcuno doveva pur farlo notare. Non che non lo sapesse, Allegri: ma non lo vede come un problema. Del resto, è il 9 aprile e la Juve ha potenzialmente tutto a portata di mano. O meglio: di vittoria. Perché poi, Barcellona a parte, le strade son pure in discesa. Però no, Juve: non sei bella. E tant’è, forse va anche meglio così.

PRAGMATICI

Forse va meglio così perché non c’è l’ossessione di mezzo, non c’è la continua ricerca estetica che un po’ frena, di sicuro non rende pragmatici quando c’è solo da portare a casa il risultato, quello massimo e quello col minimo sforzo. Forse va anche meglio così perché le pressioni van via: restano soltanto quelle legate ai punti conquistati, che di per sé fan già spavento così. Forse va meglio così soprattutto perché si sfata un mito leggendario e un alibi per chi proprio non ce la fa a digerire questa squadra: il bel gioco aiuta, però non incide. Non in modo fondamentale e necessario. Non se ne fai 32, di vittorie in casa; non se sei a 16 punti dallo scudetto. E nemmeno se davanti, tra qualche giorno, troverai i più belli di tutti. 

Ecco: che poi la bellezza sta solo in superficie, tutto il resto penetra dentro, arriva fino alle ossa. E questa Juventus non si ferma a guardarsi allo specchio, a dirsi spettacolare, a sentirsi unica. Ed è probabilmente da qui che arriva il flusso enorme di speranza con vista Champions: serve sostanza per andare avanti, non apparenza.

L’OSSO BIANCONERO

Per carità, poi non si discutono tanti fattori: che con questi giocatori occorrerebbe far di più in termini di ‘immagine’, che l’arsenale offensivo non esprima e sprigioni al meglio il proprio potenziale. Nessuno lo mette in dubbio, nessuno può farlo. Ma allo stesso tempo nessuno ha da sindacare sulla solidità di una squadra che non subisce, domina, si spinge oltre i limiti dell’ordinario.

È un osso duro, la Juve. Non è una supernova, non è spaziale, non è nemmeno piacevole da gustare in compagnia. Eppure, è vincente, fa soffrire il prossimo, chiude i conti con la propria sfortuna e non sa guardarsi indietro. Sicuri allora che conti ancora il bel gioco? Il doppio scontro con la banda di Luis Enrique sarà forse decisivo per scrollarsi di dosso l’ultimo dubbio che resiste e persiste attorno a questa squadra. Per tutto il resto, c’è il Pipita. E una speranza che si fa attesa, che a sua volta si fa coraggio: brutti, sporchi e cattivi sì, ma mai stati così convinti dalle parti di Vinovo. Messi avvisato…

crico

 

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