Allegri, sarà un mese d’attesa: passato, presente e… futuro si tingono blaugrana

Come va, Max? No, perché qui le cose si fanno serie. Nel senso: il Barcellona è diventato realtà. Più o meno come la si attendeva, più o meno come si temeva, più o meno come l’altra metà d’Italia sperava. Ecco: non per girare il dito nella piaga, e nemmeno per un amore autentico per il masochismo, ma tu ne sapevi qualcosa, vero?

No, il blaugrana non è mai casuale nella vita di Massimiliano Allegri. Che con il Milan ha dovuto affrontarlo otto volte, ma la più atroce è stata con il bianconero addosso: le luci di Berlino, sorrisi e apparenze a parte, riflettono ancora oggi una delusione profonda, forte, per molto tempo inquantificabile. Se sarà vendetta, sarà la sua. Quasi esclusivamente la sua.

TRA PASSATO…

Nove. Sono nove, gli incubi e i sogni catalani. Sono nove come i gol che il suo Milan riuscì a totalizzare contro i marziani in otto sfide, nove come il numero di scontri diretti tra blaugrana e juventini (per la cronaca: vincono gli italiani 4-3, con due pareggi), nove come il numero di Suarez, che stavolta ritrova Chiellini e qualche sassolino nella scarpa. Nove come quello di Higuain, sul quale ogni speranza è giusto e lecito che cada. Sono nove e ce ne sarà una decima, e pure un’undicesima: comunque vada, Allegri con il Barcellona va in doppia cifra. Cosa vuol dire? Che è lì, tra i più grandi, non a caso. Così come la Juve. E dunque, perché avere paura?

“Saremo pronti”, scrive il tecnico. E non lo fa per abitudine, perché in un certo senso pare sia tenuto. Lo fa perché ci crede, perché tornare con la mente e il cuore a Berlino non serve. È un’altra Juve, questa. E a cambiare non sono stati solo gli interpreti.

PRESENTE

Siamo certi che, alla fine, i brividi saranno gli stessi. Magari meno intensi della prima volta al tavolo del professor Guardiola, magari meno pressanti e sfiancanti della fatidica notte d’inizio giugno, quella in cui i sogni videro disintegrarsi dinanzi ad una bruta ma meravigliosa realtà tinta di rosso e blu. Siamo certi che però tutto il resto non sarà uguale: non lo sarà questa squadra, in primis. E non lo sarà proprio grazie al Barcellona. Foriera di delusioni, certo: ma soprattutto di consapevolezze.

È cresciuta, la squadra. Con lei, l’ambiente che l’attornia, la spinge, l’invoca ogni domenica con il proprio personalissimo ‘credo’. Con lei, anche Max: a Barcelona potrà anche sentirsi ormai a casa, ma mai nella vita si è sentito così grande al suo cospetto. Ha una corazzata in una mano, un sogno nell’altra. Centottanta minuti per sfuggire a sorte, paura, immagini che ritornano.

…E FUTURO

Le vittorie son tanto, nel calcio. Ma non hanno mai avuto lo stesso potere salvifico di una sconfitta. Salvifico nel senso che salva. E nel senso che aiuta, che insegna, che banalmente ti fa ricredere e ripartire dai propri errori. Max con i catalani ha talvolta peccato, ma chi non l’ha fatto? Senza paura, con coraggio. Senza grosse risorse, però con organizzazione. Si è sempre fatto largo tra le maglie blaugrana e la storia di questa società così gloriosa. Anche per questo, il suo nome è circolato e continuerà a farlo nelle stanze spagnole: interessa la sua intelligenza, il suo carisma. Il suo polso in uno spogliatoio di fenomeni e di caratteri forti.

Vuoi vedere che il passato si fa futuro? Per ora l’importante è che si sia fatto presente. Allegri vs Barcellona, atto decimo: stavolta no, non è affatto scontato.

Cristiano Corbo

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