Sdrammatizziamo: "ode" al non gioco

Sdrammatizziamo: “ode” al non gioco


Per carità, le partite sono sempre disputate da due squadre, non da una sola. E la Fiorentina dell’amato ex Paulo Sousa ha preparato alla grande la gara, giocandola, forse, anche meglio delle più rosee aspettative. Fatta questa dovuta premessa, non si può non analizzare, nel dettaglio, quanto offerto (o meglio, non offerto) dalla Juventus di Allegri. Il motto più chiacchierato durante i giorni d’avvicinamento alla partita è stato: “Per loro è la partita dell’anno, per noi una come le altre“. Peccato di presunzione, peccato non da squadra lavoratrice come la Juventus.

IL PRIMO TEMPO – Allegri, per scelta e per necessità, ha deciso di affrontare la gara con il 3-5-2 di stampo contiano, con in difesa la centesima apparizione della BBC, Cuadrado e Alex Sandro sulle fasce, Sturaro e non Pjanic (acciaccato) a centrocampo. L’approccio della Fiorentina è stato cattivo, aggressivo, impavido: come quello di una squadra che sa giocare al calcio, sa tenere la palla e, arrivata a questo punto di una ombrata stagione, non ha nulla da perdere. E la Juve, al contrario, rintanata nella propria metà campo, senza riuscire a fornire palloni giocabili ad un Higuain abbandonato, senza sfruttare l’esplosività dei due corridori sulle fasce. Il primo tempo scorre via così: dominio nelle idee, nel palleggio e nelle occasioni da gol da parte dei padroni di casa e zero cattiveria, zero gioco e zero palle gol per la Juventus. In più, errori tecnici non da Juve, conditi da una mancanza di aggressività (con tutto il rispetto) da squadra provinciale.

RIPRESA: ENTRA PJANIC? – Senz’altro la domanda che, tifosi juventini e non, si sono posti all’intervallo, dopo che la prima frazione si era chiusa con il gol del (meritato) vantaggio viola firmato da Kalinic. Già, perché, senza il bosniaco, la Juve soffre maledettamente nel far girare il pallone: manca troppo la sua capacità di palleggio, la sua visione di gioco e la sua bravura nel liberarsi sulla trequarti. In una serata dove persino Marchisio (alla sua più brutta apparizione stagionale, ma capita anche ai più grandi!) fa un’enorme fatica, i piedi educatissimi dell’ex Roma sarebbero serviti come il pane, anche se il pane da mangiare sarebbe stato quello fiorentino, non proprio famoso per il suo essere saporito. E invece, il primo cambio di Allegri è stato sì coraggioso, ma forse poco ragionato: al posto un deludente Sturaro, è entrato un ancora acerbo Pjaca, per passare ad un 4-2-3-1 più offensivo.

E la ripresa, perlomeno, ha il pregio di essere più aperta, perché la formazione torinese, seppur mantenendo un numero clamorosamente alto di errori di misura, riesce a metterci di più la faccia, combattendo con gli avversari e provando anche a dire la sua in zona gol. Higuain sfrutta l’unico pallone degno di nota capitatogli, dimostrandosi, una volta in più, un incredibile rapace d’area, ma è il trio dietro di lui a tradirlo: Cuadrado non punge, Dybala – come Marchisio – vive una serata estremamente sottotono, Pjaca, oltre a provare qualche dribbling, a volte fine a se stesso, non riesce ad impensierire più di tanto un roccioso Carlos Sanchez. Ma di Pjanic, nonostante questo, neanche l’ombra.

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IL FINALE – L’ultimo quarto d’ora è confusionario un po’ per tutti, forse anche per lo stesso Allegri, che si affida alla garra di Rincon e Mandzukic per rimpiazzare Marchisio e Barzagli. Due giocatori grintosi come i neoentrati sarebbero serviti sicuramente anche prima, ma una mediana così fisica ce la si può permettere solo se il trequartista (Dybala in questo caso) è in palla, cosa che non è accaduta al Franchi. E la fotografia più nitida della negativa serata di Firenze la regala proprio la Joya quando, allo scadere, sparacchia alto col sinistro, da posizione molto favorevole, su invito di Mario Mandzukic.

SPERANZE – Una sconfitta non rovina nulla, sia chiaro: questa squadra, quando è riuscita a tirar fuori la sua enorme qualità, ha dimostrato di poter fare ottime cose. Ogni tanto, però, serve anche mettersi nei panni del tifoso juventino medio, voglioso di vedere la sua squadra del cuore giocar bene, vincere e convincere e speranzoso di potersi regalare, ogni domenica, una soddisfazione nuova, senza mai stancarsi delle cose belle che questo gruppo sa e può offrire. Ma di sicuro, questa sera, la Juventus, al Franchi, non è andata a comandare

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