Buffon: "Smettere dopo Russia 2018? È il mio piano"

Buffon: “Smettere dopo Russia 2018? È il mio piano”


Il portierone capitano della Juventus e della nazionale si è raccontato in una lunga intervista al giornale francese “L’Equipe”. Gigi ha parlato a tutto tondo, dalla sua esperienza di gioco, al come vive la sua età, fino al rapporto coi giovani. Sempre da vero numero uno.

Trentotto anni e non sentirli (calcisticamente)

Gigi bacia la Coppa del Mondo il 9 luglio 2006

Gigi bacia la Coppa del Mondo il 9 luglio 2006

Ve lo ricorderete tutti, dopo la topica contro la Spagna (dove Gigi aveva sbagliato l’uscita permettendo agli spagnoli di portarsi in vantaggio), si sentivano già gli ululati dei detrattori di Buffon che urlavano ad un’età troppo avanzata perchè il numero uno azzurro potesse ancora essere competitivo. “Ora è più facile criticarmi, visto che sono vecchio” dice Buffon “ma non mi abbatto sicuramente per un errore, tutti possono commetterne un paio all’anno. Non di più. Appena ho commesso un errore subito tutti mi hanno dato contro per la mia età, ma la verità è che di errori ne ho fatti anche a 25 o 30 anni!“.

Gigi però, da vero numero uno, punta le sue aspettative al massimo: “Sono il primo critico di me stesso, quando un giorno capirò che i miei errori sono dovuti all’avanzare dell’età che non mi permette più di essere al massimo, sarò il primo ad alzare le mani e ritirarmi“. Ma quali sono i piani per Gianluigi Buffon?  “Il mio obiettivo è partecipare al mondiale di Russia nel 2018, per giocare il mio sesto mondiale, dopodichè potrò ritirarmi serenamente

Dalla nazionale alla Juventus: scelte di cuore

Buffon con la maglia della nazionale

Buffon con la maglia della nazionale

Alla veneranda età (calcisticamente parlando) di trentotto anni, Buffon si è recentemente tolto la soddisfazione di arrivare nono nella classifica del Pallone d’Oro, niente male per uno che era arrivato in graduatoria per l’ultima volta ben dieci anni fa, dopo la vittoria del mondiale. Tuttavia quell’anno è stato segnato da una scelta ben definita da parte di Gigi, una scelta di cuore.

Non si era mai visto prima che il portiere campione del mondo retrocedesse con la sua squadra subito dopo aver vinto un mondiale, ma perchè è rimasto? “Io sono cresciuto con determinati valori, come il senso di appartenenza e di gratitudine verso un ambiente che mi ha sempre trattato nel migliore dei modi, dalla squadra ai tifosi“.
Uno dei recenti momenti più noti riguardanti Buffon in nazionale è stato quando ha convertito i “buu” del San Nicola in applausi per l’inni francese: perchè lo ha fatto? “Fischiare l’inno è una grande mancanza di rispetto verso tutto quello che c’è dietro. È come umiliare tua madre o tuo padre“.

Più che un capitano, un mentore

Un giovane Gigi Buffon nel suo primo anno a Parma

Un giovane Gigi Buffon nel suo primo anno a Parma

Grande scalpore è suscitato dal rapporto delle nuove leve calcistiche con i senatori. Da più parti si dice che i giovani manchino di rispetto, che non abbiano valori, ma cosa ne pensa Buffon, uno che nei suoi vent’anni di carriera di giovani ne ha visti a bizzeffe? Alla Juventus non ho vissuto situazioni simili perchè tutti quelli che arrivano qui hanno una determinata serie di valori. Io con i giovani ci rido e ci scherzo, ma è ovvio che sono il prodotto della società di oggi, come i giovani di vent’anni fa erano il prodotto della società di vent’anni fa“. Ha parole di burro poi per l’eterna promessa azzurra Balotelli: “Mario non è come viene descritto, è un ottimo ragazzo, generoso e benvoluto da tutti. È ancora giovane può dare molto“.

 

 

I calciatori ormai sono figure mediatiche, entrano nella vita di tutti i giorni ed i genitori li identificano come modelli di vita per i loro figli: “Certamente io prendo il mio ruolo di “modello” per i giovani seriamente, vero è però che non bisogna esagerare l’importanza di figure simili nel processo educativo. Io cresco i miei figli, non sono Higuain, Donnarumma o Del Piero a crescerli, è mio compito. Certo, i genitori possono usare i giocatori di calcio come modello per discutere di determinate tematiche, ma non possono essere presi come base per la crescita di un ragazzino.

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