Juve sempre al Max: quando per vincere non serve strafare

Juve sempre al Max: quando per vincere non serve strafare


È sempre stata una prassi per le grandi squadre (ma non solo) affidarsi agli uomini di maggior talento seduti in panchina per provare a risolvere situazioni intricate. I cosiddetti dodicesimi uomini, quelli capaci di – come si suol dire – spaccare in due le partite. Viene in mente Mourinho, soprattutto durante la stagione del Triplete con l’Inter, quando non si faceva particolari problemi a buttare nella mischia tutti gli attaccanti a disposizione per salvare partite nate storte. Ad Allegri, invece, gli all-in non sono mai piaciuti: per intenderci, lui non si permetterebbe mai di far avventurare un suo difensore centrale nel ruolo di punta (ricordate, invece, Samuel?).

calma-di-allegriLA CALMA È LA VIRTÙ DEI FORTI – Vi sarete accorti tutti che il termine più utilizzato dal tecnico livornese in panchina è “calma”. Calma nel fraseggio, calma nella creazione di occasioni: già, come a dire che tanto, prima o poi, il gol arriva. E questo suo continuo predicare tranquillità, per evitare che i suoi ragazzi si lascino prendere da un inutile panico, lo porta ad un modo di gestire i cambi tutto suo, anche “inusuale”, se vogliamo. Allegri, però, ha sempre avuto le idee molto chiare, tanto che verrebbe da ricordare quanto diceva il cantautore genovese Fabrizio De André (“Ho sempre avuto pochissime idee, ma in compenso fisse.”).

MUSCOLI E ORDINE – Prendiamo in esame 3 esempi degni di nota, capaci di esplicare alla perfezione la politica dell’allenatore bianconero in ottica sostituzioni. Partiamo dal più recente: ieri, per 82 minuti, il derby della Mole è andato avanti nel più totale equilibrio, fino al bellissimo gol del vantaggio di Higuain. Ciò che un po’ ha sorpreso (ma fino ad un certo punto, se si conosce Allegri) è che il primo cambio, nonostante la presenza in panca dei due giocatori più tecnici in rosa, Pjanic e Dybala, è stato quello di Lemina. Motivo? Allegri preferisce mantenere sempre e comunque ordine, rispettando le qualità dell’avversario, senza sbilanciarsi ulteriormente. Meglio i muscoli di una mezzala fisica come Lemina dunque, tanto, come si diceva prima, il gol, prima o poi, se lo si vuole davvero, arriva comunque. E puntuale.MELBOURNE, AUSTRALIA - JULY 23: Mario Lemina of Juventus runs with the ball during the 2016 International Champions Cup Australia match between Melbourne Victory FC and Juventus FC at Melbourne Cricket Ground on July 23, 2016 in Melbourne, Australia. (Photo by Robert Cianflone/Getty Images)

IL CASO DI ALEX SANDRO – I due esempi forse più eclatanti, però, riguardano la stagione passata e hanno come protagonista, entrambi, Alex Sandro. Il primo ci riporta ancora ad un derby, stavolta quello d’andata nel pomeriggio di Halloween (quello deciso da Cuadrado nel recupero). Quella Juve fu camaleontica: si partì con un 4-3-1-2 con Hernanes dietro Dybala e Morata, per poi arrivare al 4-3-3 finale con Cuadrado ed Alex Sandro ai lati di Mandzukic. Quel derby si trascinò, anch’esso, in parità fino alla fine: 1-1 e poche soluzioni per poterla vincere. Ma Allegri, all’87’, stupì tutti: fuori Dalex-sandroybala, dentro Alex Sandro. E indovinate come andò a finire? Assist del brasiliano per il gol di Cuadrado a tempo scaduto. E Allegri ci azzeccò ancora una volta, non importandosene delle giocate di fino, ma lasciando spazio alla corsa del terzino brasiliano.

Alex Sandro, però, è anche un giocatore di portentosa forza fisica, dimostrata più volte in questo anno e mezzo bianconero. Un episodio, però, è sicuramente nella mente di tutti i tifosi bianconeri: sullo 0-0 di Juventus-Napoli, la partita-scudetto dell’anno scorso, Allegri decise ancora una volta di richiamare uno spento Dybala per lasciare spazio al fluidificante ex Porto, che non deluse nemmeno stavolta. Lancio di Khedira, stacco imperioso di Sandro in mezzo a due difensori napoletani, palla per Evra che serve Zaza e… il resto è storia. Un’altra volta, per l’ennesima volta, Allegri ha azzeccato il cambio.

Tutti questi segnali, però, rimandano ad un unico postulato che siamo stati in grado di formulare durante questi anni: la Juve è un gruppo meraviglioso, in cui tutti sono importanti allo stesso modo e tutti sanno far tutto. La Juve è quella squadra in cui anche un cambio, sulla carta, difensivo, può farti vincere una gara complicata. È questo il motivo per cui chiunque entra dà il proprio contributo, senza mai risparmiarsi, consapevole della grande occasione concessagli.