Gasperini: "Della Juventus mi è rimasto molto"

Gasperini: “Della Juventus mi è rimasto molto”


Giampiero Gasperini si racconta in una intervista a “Repubblica”. Il Gasp parla a tutto campo, dalla sua esperienza alla Juventus, prima da giocatore e poi da allenatore, fino alla favola bergamasca che sta vivendo.

L’Atalanta dei miracoli

“Vi ricordate quando arrivavano le giostre in paese? Ecco, noi stiamo facendo un giro sulla giostra più bella“. Così Gasperini parla del momento magico che sta vivendo a Bergamo, con una squadra di giovani che si avvia ad essere la rivelazione del campionato. Ma quali sono gli obiettivi di questa Atalanta? “Il nostro obiettivo era quello di salvarsi tranquillamente e ci siamo già riusciti, poi con questi giovani sotto i riflettori potremmo toglierci belle soddisfazioni. Per ora va bene così“.
In un periodo storico dove il calcio italiano è povero di talenti, il vivaio atalantino pare essere una zona franca: “La vera forza del nostro vivaio è che giocatori come Caldara, Grassi, Sportiello, Gagliardini e Conti giocano insieme da più di dieci anni. Kessiè poi è cresciuto qui. Nessuna pressione sui ragazzi comunque, non siamo il Leicester, teniamo i piedi per terra”.

Il Gasp juventino

Ho iniziato a giocare alla Juventus che avevo nove anni, poi ho fatto

Gasperini allenatore delle giovanili della Juventus

Gasperini allenatore delle giovanili della Juventus

tutta la trafila fino ad un esordio in prima squadra in una partita di coppa Italia, poi basta. Probabilmente mi mancava un po’ di fisico, come si direbbe ora”. Già, Gasperini ed il bianconero sono due storie molto ben intrecciate, così tanto che un terzo della vita del tecnico è stata spesa sotto gli stendardi bianconeri: “Alla Juventus ti insegnano valori che oramai sono considerati anacronistici: la disciplina, il senso di appartenenza, il rispetto dei ruoli e degli avversari. Da allenatore ho tentato di trasmettere quello che avevo imparato, alla Juve mi hanno fatto girare tanto per l’Europa“.
Viene naturale chiedere come mai questo rapporto non è sbocciato anche a livello di panchina in anni recenti: “C’erano stati contatti, quando la Juve è andata in B e poi ai tempi di Secco e Blanc, ma poi non se ne è fatto più nulla“.

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