Tavecchio è lo specchio dell'Italietta: gaffe dopo gaffe

Tavecchio è lo specchio dell’Italietta: gaffe dopo gaffe


Immaginate: il presidente della Football Association, la federazione calcistica inglese, confessa una simpatia per il Manchester United. Dopo un derby contro il City, magari. Chiudete gli occhi: vedete i titoli dei giornali? Critici, sicuramente. Ecco: apriteli, siamo in Italia. E cose così succedono: chiedere a Carlo Tavecchio.

Imparzialità, dove sei?

Sì, Tavecchio: l’uomo che rappresenta la Figc. Ossia, almeno nelle intenzioni, tutte le società calcistiche italiane: anche la Juventus, nonostante i rapporti siano freddi. Il suo ruolo richiede delle qualità importanti: una di queste è l’imparzialità. Ma c’è bisogno anche di altro: capacità di innovazione, un certo stile e – magari, sì – proprietà di linguaggio.

Una preoccupante povertà linguistica

Il linguaggio, diceva qualcuno, dipinge la situazione, culturale e morale, di un popolo. Insieme ai tratti esteriori, s’intende, ma tant’è. Tavecchio ha dimostrato più volte di essere abbastanza retrogrado: da Opti Pobà alle critiche ai gay, non sono mancate le occasioni. Tanto che qualcuno ha raccolto tutte le sue gaffe: un curriculum di tutto rispetto. Che avrebbe richiesto almeno l’attenzione di giornali, se non le dimissioni.

Una realtà stagnante

Tuttavia, in certi ambienti, le dimissioni sono eresia: la poltrona, prima di tutto. Anche se ottenuta in un sistema che si sta auto-uccidendo: meno potere a chi lo traina, di più ai meno influenti. Poco importa che chi guida realmente il calcio italiano, dal punto di vista imprenditoriale e sportivo, è avanti anni luce: quel modo di pensare è troppo distante dalla stagnante realtà.

Una realtà fatta di scandali nascosti e altri montati ad arte: sempre secondo il sacrosanto – per alcuni – principio del demerito. O, meglio, del trionfo dei soliti: siamo in Italia, in fondo, no? Siamo il paese governato da decenni sempre dagli stessi, che cambiano solo forma e nome.

La Figc e l’Italietta

E nell’Italietta dei nostri tempi è prassi che il presidente della Federazione – una delle prime industrie nazionali, ricordiamolo – dichiari la sua simpatia per una squadra. Che poi quella squadra abbia beneficiato di uno degli scandali più orribili della storia italiana poco importa. E poco importa pure che la stessa squadra sia stata al centro di altri possibili casi – dai passaporti falsi ai bilanci gonfiati – che, invece, sono stati opportunamente taciuti.

Tavecchio

Siamo in Italia: è una fortuna, spesso. Ma non sempre: la Figc, l’espressione dello sport nazionale, è lo specchio della situazione attuale. I soliti noti rimangono in poltrona, nonostante tutto, mentre chi lavora – e ce ne sono – resta nel limbo dell’onestà.