Cavalcare il Dragone: la Juventus guarda in Cina

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Prima l’Inter poi, chissà, il Milan. Prima Lippi poi Pellè. È’ un’estate dove la cronaca calcistica, in particolare quella Italiana, ha avuto un minimo comune denominatore: la Cina. Vediamo di fare un po’ di chiarezza sulle ombre dei luoghi comuni e di svelarvi come la Juventus, reduce proprio dall’ultima amichevole ad Hong Kong, si sta impegnando per non perdere l’onda positiva di questa novità.

RIVOLUZIONE CINESE – L’economia della Cina sta vivendo una crescita esponenziale: frenata soltanto dalle ultime barriere politiche Europee, sta premendo l’acceleratore verso un mondo, quello calcistico, capace di abbattere pregiudizi e limiti concreti nei confronti di questa realtà dalle potenzialità inimmaginabili. Si sa, calcio e Cina appaiono ancora alla mente dei più un binomio mal assortito, nuovo, strano. L’obiettivo del presidente Xi Jinping, grande appassionato di calcio, è quello di modificare radicalmente questa visione: la Federcalcio nazionale ha già pubblicato nero su bianco il piano strategico per far diventare il “suo paese” una superpotenza mondiale del pallone entro il 2050, con la speranza di passare, nel 2030, per un mondiale disputato in patria. Ci sono numerose testimonianze di come la Cina investa e si impegni per migliorarsi in ambito calcistico come l’acquisto di campioni (vedi Ramires, Gervinho, Guarin…) ingaggiati non solo per aumentare la visibilità del campionato locale, ma per fungere da veri e propri maestri per i calciatori del luogo. Ancora l’attuazione di programmi volti a diffondere la cultura calcistica in tutto il paese come la costruzione di campi da gioco (20.000 entro il 2017) e l’introduzione del calcio nelle scuole.

Quali sono quindi le vere mire cinesi? Penetrare nell’economia Europea attraverso il mondo calcistico? Divenire una potenza del calcio mondiale? Come spesso accade la verità sta nel mezzo. Detto del progetto di sviluppo calcistico sarebbe ingenuo pensare che gli investimenti Cinesi non siano dettati dalla volontà di trarne anche un profitto economico. Prendendo un esempio tutto Italiano, il gruppo Suning – colosso di elettrodomestici e costruzioni che ha appena rilevato il 70% dell’Inter – ha un mercato interamente basato sulla Cina: non serve una laurea in economia per capire che un obiettivo è anche quello di espandere il proprio mercato in Italia e in Europa. Chiarito questo, quel che è certo è che la Cina sta portando e continuerà a portare un’ondata di novità e liquidità nel calcio europeo.

8 agosto 2015 - Il primo trofeo della stagione 2015-2016, i primi gol messi a segno dai nuovi arrivi Mandzukic e Dybala. La Juve ricomincia col botto...e con la Supercoppa. La settima conquistata dai bianconeri.
8 agosto 2015 – Il primo trofeo della stagione 2015-2016, i primi gol messi a segno dai nuovi arrivi Mandzukic e Dybala. La Juve ricomincia col botto…e con la Supercoppa. La settima conquistata dai bianconeri.

OPPORTUNITÀ – Come ci ha abituato in questi anni, la Juventus non ha alcuna intenzione di farsi travolgere da quest’onda: al contrario, vuole cavalcarla per andare il più lontano possibile. La Vecchia Signora punta decisa sulla Cina. Il potenziale è enorme, la voglia di calcio europeo ancora di più! Non è un caso che una superpotenza calcistica come il Real Madrid presti grande e costante attenzione al mercato asiatico, tanto da trarne profitti ben dieci volte superiori rispetto a Milan e Juve stessa. È bastato uno sguardo della dirigenza Bianconera, al pubblico orientale della Supercoppa Italiana – giocata a Shangai lo scorso 8 agosto – per accorgersi di come la maggioranza degli spettatori indossasse magliette (ovviamente originali), cappelli, sciarpe: tutto griffato Juve. Un abisso di differenza, insomma, rispetto ai tifosi Italiani: è vivissimo nella memoria l’episodio in cui, agli europei appena terminati, Conte ha dovuto invitare il nostro pubblico ad indossare la maglietta della propria nazionale. Aspetto che non è sfuggito nemmeno a Paulo Dybala, uno dei principali uomini immagine bianconeri, che facendo recentemente la sua comparsa su WeChat, l’app di messaggistica più diffusa dalle parti di Pechino, ha dichiarato: “I tifosi che ho visto nella Supercoppa italiana nell’agosto 2015 si sono dimostrati un popolo molto rispettoso e caloroso”. I fan Cinesi hanno dovuto aspettare poco per ringraziarlo: venerdì, in occasione dell’ultima amichevole della tournée estiva bianconera ad Hong Kong contro il South China, l’arrivo della squadra è stato accolto da un bagno di folla pronto a salutare i propri beniamini e a caccia di autografi. Neanche a dirlo, Dybala è stato tra i più acclamati. Non un caso quindi il suo messaggio sui social tantomeno la tappa cinese del tour estivo Juventino.

SOCIAL JUVE – Ma l’apertura mediatica al mondo cinese è iniziata con ben più largo anticipo. Già prima della finale di Supercoppa contro la Lazio la Juve aveva fatto il suo ingresso su “Sina Weibo”, la più grande piattaforma di microblogging della Cina, che vanta 500 milioni di iscritti e ne conta 176 di utenti attivi: un modo per tenere costantemente aggiornati i tifosi Juventini residenti in Cina. Da qui la Juve ha fatto la sua entrata nei maggiori social network locali fino ad arrivare pochi mesi fa, grazie alla collaborazione con Luvfans, alla “Juventus Chinese digital fan community”: un’unica piattaforma digitale dove i tifosi possono trovare attività loro dedicate, acquistare il Merchandising originale e vivere la Juventus in prima persona.

juve-cinaNON SOLO SOCIAL – L’impegno della Juve in Cina, però, non si limita solo ai social media e a fugaci amichevoli estive. Il 25 marzo scorso le “Jlegends” – la rappresentativa formata da vecchie glorie della storia bianconera – sono sbarcate a Shangai per un amichevole contro le “Shangai legends”. Un’ occasione ulteriore per far sentire la costanza vicinanza, anche fisica, dell’ambiente bianconero al continente Cinese. Vicinanza che nei prossimi mesi si trasformerà in costante presenza. A settembre infatti prenderanno il via i primi allenamenti alla JAcademy di Shangai: la prima scuola calcio della Juventus in Cina. L’accademia aprirà le porte a 150 ragazzi di età compresa tra 5 e 14 anni. Questo progetto, approvato dalla Chineese Football Association, si inserisce nel progetto di sviluppo del calcio voluto dal presidente, di cui abbiamo parlato nella prima parte dell’articolo. La realtà Juventina si fonderà quindi con quella Cinese veicolando i valori e i metodi Bianconeri. Insomma sono molte le frecce che la Juventus sta scoccando per colpire al cuore i tifosi cinesi. Il momento è ideale: la società è più forte che mai e il pubblico Cinese si sta affacciando in massa al panorama calcistico. I 58 milioni di supporters cinesi bianconeri sono solo un punto di partenza. Ancora una volta la Juve sta dimostrando come ogni cambiamento può trasformarsi in opportunità. State pur certi che Agnelli masticherà presto il Cinese ma solo per rafforzare ancora di più la società: tranquilli, la Juve sarà sempre Made in Italy.

Marco Pusinanti