Buffon: "Zucchi? Fatto il possibile. C'è stata poca trasparenza"

Buffon: “Zucchi? Fatto il possibile. C’è stata poca trasparenza”


In una lunghissima intervista al Corriere della Sera, il capitano della Juventus, Gianluigi Buffon, ha parlato di diversi argomenti, concentrandosi prevalentemente sui suo investimenti con la Zucchi. I risultati non sono stati esattamente indimenticabili, ma, anzi, l’esperienza si è rivelata fallimentare.

Buffon ha iniziato parlando della nazionale: “Gli Europei? A un certo punto avevamo fatto la bocca… Ma, alla fine, vince sempre uno. Abbiamo, comunque, messo in campo quello che piace al tifoso, l’abnegazione, l’impegno. Ora le vacanze mi hanno fatto bene. Sono nuovamente sereno“.

MILAN, ITALY - NOVEMBER 14:  Gianluigi Buffon of Italy attends a press conference ahead of their international friendly match against Germany at Giuseppe Meazza Stadium on November 14, 2013 in Milan, Italy.  (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Si arriva, poi, alla questione Zucchi: “Un pronostico che non si è avverato? Non del tutto — risponde il capitano della Nazionale — ma sicuramente abbiamo fatto il massimo per evitare che tutto andasse perduto. Quale fosse la situazione di Zucchi prima che io entrassi credo che lo sappiano tutti. La mia soddisfazione è che, nonostante le pressioni perché facessimo tagli del personale o perché cedessimo la proprietà a fondi aggressivi, abbiamo resistito e siamo riusciti a portare la barca in porto senza licenziare e passando la società a un partner industriale molto forte che ha già dimostrato di saper rilanciare un’azienda. . La mia priorità era salvaguardare le 1.200 famiglie che lavoravano per l’azienda. Penso di aver fatto bene a resistere”.

Ogni esperienza, lascia una lezione: “Ho imparato che gli investimenti vanno seguiti in prima persona, soprattutto se sono di portata straordinaria come nel caso di Zucchi. Non va mai bene delegare a professionisti o a persone che possono sembrare di fiducia. L’aria in azienda deve respirarla chi mette i soldi. Sicuramente in cinque anni ci sono state situazioni di poca trasparenza, una mancanza di chiarezza che ha portato, in certi momenti, a prendere una decisione piuttosto che un’altra. Questo, sì, è un rimpianto. Se mi avessero informato per tempo e in maniera corretta su quelli che erano i numeri e il momento che stava vivendo la società sicuramente sarebbero state fatte scelte diverse e personalmente meno dolorose. Mi sono state addirittura omesse offerte di acquisizione giunte ad inizio 2014, quando ancora si era lontani dall’allarme rosso“.

 

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