Il miglior attacco è la difesa

Il miglior attacco è la difesa


Il “falso nueve” rappresentava una delle maggiori rivoluzioni del calcio moderno, oggi il vento è cambiato, oggi va di moda la punta scorbutica, quella che soffoca la manovra avversaria con un pressing asfissiante. Sono molti i figli di questa nuova era: Diego Costa lo ha dimostrato a Londra ma soprattutto a Madrid; Mandzukic (nonché un insospettabile Dybala) sono i primi attori della fase difensiva della Juventus, una squadra che vanta medie di gol incassati invidiate dall’Europa tutta. Il record di imbattibilità stabilito nel corso dell’ultima stagione è solamente la punta dell’iceberg di un sistema che può contare anche su un reparto difensivo per cui si sprecano illustri paragoni. La difesa è stata così la chiave dei successivi juventini degli ultimi anni, potendo contare, in particolare, su quattro giocatori dal valore indiscusso e indiscutibile.

L’ESPERIENZA – L’idea comune vuole che un giocatore raggiunga la propria maturità calcistica intorno ai 28 anni, perfetta combinazione di fisicità, atletismo e consapevolezza nei propri mezzi. Barzagli ha deciso di ridettare le regole, mantenendo la condizione fisica di un 28enne ed arricchendola con anni di esperienza e sapienza tattica che lo rendono uno dei difensori più dotati e completi dell’intero panorama mondiale. Perfetto in fase di marcatura (chiedere all’Higuain formato super dell’ultima stagione), puntuale nelle diagonali difensive, il difensore toscano stupisce per la costanza che sta dimostrando da molti anni a questa parte. Presente in Nazionale già nella spedizione vincente del 2006, dopo fasi altalenanti in Germania, a Torino ha trovato la sua definitiva consacrazione.

IL LEADER – Non è sempre facile inserirsi nelle grandi squadre, anche se le qualità non latitano, può non essere facile la gestione di un tale passaggio, si necessita di un po’ di pazienza e di una grande forza interiore. Bonucci ne ha avuta da vendere. Inizio difficoltoso  per il centrale difensivo, che ha poi trovato in Antonio Conte l’allenatore in grado di farlo divenire il vero leader della retroguardia bianconero. Lucido in ogni fase della partita, ha dimostrato qualità tecniche così eleganti da scomodare un mostro sacro come il Kaiser. Con lui Pirlo prima e Marchisio poi hanno potuto delegare qualche compito di impostazione, egregiamente svolto dal numero 19. Direttore d’orchestra del moto armonico della “BBC”.

IL GUERRIERO – L’esempio perfetto di come la qualità (per lo meno quella tecnica) non sia tutto nel calcio. Chiellini non eccelle per doti tecniche, ma ha la stazza, il tempismo e la sana dose di agonismo necessaria ad ogni difesa. La fisicità non indifferente gli permette di essere la “controaerea” perfetta, lotta su ogni pallone e si fa notare anche in fase offensiva, dando notevole pericolosità alle sue doti aeree. Invalicabile come King Kong, è un cliente sgraditissimo per qualsiasi attaccante, tanto che qualcuno ha anche provato a mangiarlo.

Dopo cinque anni passati insieme hanno oleato ogni tipo di meccanismo, affrontando gli attacchi più forti del globo, uscendo, il più delle volte, vincenti dal confronto. Si tratta di uno di quei casi in cui la somma delle parti non è uguale al valore complessivo, c’è qualcosa in più: ognuno è perfettamente consapevole di ogni mossa dell’altro, conoscendo ogni minima caratteristica del compagno di reparto. Scandiscono tempistiche e ritmiche degne della Orchestra di Jerry Lewis.

IL FUORICLASSE – Ultimo baluardo, ma, forse, il più duro da abbattere; è stato descritto in ogni modo possibile, ma quello che Buffon rappresenta (e ha rappresentato) per il suo ruolo non si può racchiudere in un semplice encomio, sfuggendo da ciò che fa parte della logica. Un palmares che, nonostante sia costellato di successi, non fornisce la dimensione della grandezza di questo giocatore; un portiere in grado di essere tra i primi al mondo per un ventennio. Un po’ come Valentino Rossi in Motogp, ciò che meglio testimonia la sua grandezza è il numero di “rivali” che gli si possono accostare; tra i vari Toldo, Dida, Julio Cesar, Cech, Barthez, Kahn, Neuer, etc. c’è un unico comune denominatore: Gianluigi Buffon. Ogni appassionato di questo sport desidera che quella porta continui ad essere, per il capitano della nazionale, quello che il ritratto è stato per Dorian Gray.

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