Evra, parabola d'un campione

Evra, parabola d’un campione


Dal Marsala alla Juventus, passando per Nizza, Monaco e Manchester United: 21 trofei conquistati e altre 4 Champions League fuggite per un soffio. Patrice Evra è stato uno dei più forti terzini degli ultimi 20 anni: giocatore carismatico, tecnico, tatticamente perfetto e dall’ottimo apporto in entrambe le fasi di gioco.
IL CALO – A 35 anni però è inevitabile avere un calo di prestazioni, soprattutto dal punto di vista fisico dopo aver corso migliaia di km sulla fascia sinistra di tutta Europa. Il confronto con il 25enne Alex Sandro non può reggere nella metà campo offensiva, mentre in quella difensiva può ancora essere molto utile alla causa bianconera e può essere un modello da imitare per la crescita del giovane brasiliano.
L’IMPORTANZA DI PATRICE – Negli ultimi mesi sono occorsi sì alcuni errori molto gravi, sul secondo gol del Bayern Monaco all’Allianz Arena e sul rigore del momentaneo pareggio della Romania nella gara inaugurale degli Europei di casa, ma “non è da questi particolari che si giudica un giocatore”, come direbbe De Gregori. L’ex United si è dimostrato infatti un fuoriclasse anche fuori dal rettangolo di gioco nel periodo più difficile degli ultimi 5 anni della Juventus, guidando i più giovani insieme a Buffon e alla vecchia guardia, a uscire dalla crisi in cui era attanagliata la squadra ad inizio stagione.

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NUOVO RUOLO – Doveroso è stato quindi il rinnovo per un altro anno e da persona intelligente qual è dovrà accettare un cambio di gerarchie a favore di Alex Sandro, in rampa di lancio per divenire il miglior terzino al mondo insieme ad Alaba e Marcelo, acconsentendo a ricoprire un ruolo secondario per la prima volta in carriera. Se Patrice si sentirà ancora parte del progetto tecnico, risulterà un elemento fondamentale sia per far rifiatare il numero 12 brasiliano in una stagione ricca di impegni che per la sua leadership all’interno dello spogliatoio.

Mattia Castellano

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