Attenzione, pazienza e occhi aperti: la bravura nel fare un mercato mirato

Attenzione, pazienza e occhi aperti: la bravura nel fare un mercato mirato


Vincere tanto, vincere sempre, vincere ovunque: è il sogno di ogni tifoso, di ogni giocatore, di ogni allenatore, di ogni dirigente societario, nel calcio e in ogni altro sport. Per raggiungere obiettivi prestigiosi servono necessariamente una buona dose di talento che devi avere in dotazione naturale, una testa pensante che ti consenta di sfruttarlo, e poi meticolosità e costanza negli allenamenti per migliorarti dove puoi. Questo a livello individuale, diverso il discorso di squadra.

Alzare l’asticella collettiva: una società non può limitarsi a guardare la bravura di un singolo giocatore, ma deve avere una visione d’insieme della funzionalità dei singoli all’interno di un gruppo. Le “squadre di figurine” ci sono sempre state e forse sempre ci saranno, e spesso sono quelle che pur essendo farcite di fior di giocatori alla fine si ritrovano ad essere degli accrocchi di individualità che non portano da nessuna parte. Per fortuna da anni alla Juve è bandito il concetto del “comprare per comprare”, i giocatori si comprano se e solo se, come si dice nelle dimostrazioni matematiche, sono utili al progetto, cui aggiungere quelli a parametro reputati degli scarti ma che scarti non sono affatto. Fanno parte di quest’ultima categoria alcuni nomi su tutti, quelli di Pirlo, Pogba e Khedira ovviamente, più Coman e il recentissimo Dani Alves anche se non ha ancora firmato; a questi si accompagnano affari fiutati e condotti in porto a cifre assolutamente abbordabili: pensiamo a Tevez, o a Mandžukić, pagato “solo” 18 milioni in un mercato dove giocatori molto meno determinanti vengono battuti oltre i 30. I 45 milioni di euro spesi dal Milan l’estate scorsa per la coppia Bertolacci+Romagnoli lo testimoniano.

berardi-nazionaleCalma e gesso: E invece no, pazienza, sondaggi, pochi colpi ma mirati e solo a certe condizioni. Doti dirigenziali che per non farsi “fregare” sono tutte necessarie. Un esempio su tutti: pare, perché a volte si parla di una validità solo per le squadre estere, ci sia una clausola su Pjanić di 38 milioni. Chi scrive reputa il bosniaco un altissimo profilo, uno dei pochi attualmente presenti sul suolo italico che consentirebbero un reale passo in avanti dal punto di vista tecnico e qualitativo della squadra, per il quale 38 milioni sembrerebbero peraltro un esborso consono. Non la vede così Marotta, che ha deciso che a quelle cifre non se ne parla. E a forza di aspettare, sembra che le condizioni stiano volgendo a favore del nostro DG. Ovviamente è presto per mettere la parola fine, il mercato è appena iniziato, ma si parla di spiragli di trattativa a cifre abbastanza inferiori. Tattica che viene portata avanti in maniera analoga anche per (ri)portare Berardi alla corte di Allegri, tassello importantissimo per puntellare l’attacco esterno della Juve che verrà.

In un’ottica di crescita costante, è fondamentale il rinnovo di Evra, “zio Pat” come lo chiamano i compagni, un leader neanche troppo silenzioso che col suo carisma e la sua voglia di primeggiare sempre e dovunque aiuterà i nuovi a inserirsi nell’ambiente bianconero. Dani Alves non ha bisogno di presentazioni e quanto a carisma e spirito vincente non ha nulla da invidiare al francese, ma la presenza di un giocatore di quella caratura non può che essere un bel biglietto da visita per chiunque si affacci alla nostra realtà. Per la soddisfazione di mister Allegri, che avrà a disposizione una rosa ancora più competitiva e agguerrita nell’inseguimento alla Coppa dalle grandi orecchie. Un mercato mirato, a puntellare dove serve, riempire i buchi eventuali che verranno lasciati vuoti e migliorare se possibile, dove possibile, in zone già coperte. Altrimenti si rimane come si è.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)

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