Quando grandi uomini fanno grande la Signora

Quando grandi uomini fanno grande la Signora


Notizia di giornata è l’accordo, molto vicino o che alcune testate giornalistiche danno per fatto, della cessione del Milan. Nonostante la smentita di rito diramata tramite il sito ufficiale della società rossonera, è risaputo da tempo che Berlusconi cerca acquirenti per risanare la condizione finanziaria del club e garantire i necessari investimenti in ambito sportivo.

Al di là di un’ufficialità che tarda ad arrivare, ma che arriverà, vogliamo soffermarci su quanto questa cessione sia lo specchio di una situazione, nel calcio Italiano, che vede sempre più investimenti esteri e, conseguentemente, l’allontanamento dei grandi investitori italiani.

Berlusconi e il Milan rappresentano solo l’ultimo tassello di questo complicato puzzle. Prima di lui possiamo citare l’Inter di Thohir, magnate indonesiano subentrato a Moratti che, pur detenendo ancora una minoranza del club nerazzurro, sembra defilarsi sempre più da quella che un tempo era una creatura di famiglia.

Come non citare poi i Sensi, per anni famiglia reggente in quel di Roma, e poi mestamente rimpiazzati da Pallotta che si è fatto carico di una situazione economica disastrosa.

Prima di loro abbiamo visto uscire di scena i vari Cragnotti, Tanzi e Cecchi Gori. Imprenditori innamorati dello sport che hanno, più o meno efficacemente, investito pesantemente nelle società sportive che presidievano. La più grande differenza tra uomini d’affari e uomini di sport è anche in questo: queste figure vedevano nei club presieduti non una semplice azienda, ma una vera e propria passione.

La mancanza di investimenti “made in Italy” nel calcio moderno cozza in modo fragoroso con l’operato della presidenza Agnelli: una programmazione sportiva e societaria lungimirante, una credibilità restituita al club e la sensazione, trasmessa alla squadra e ai tifosi, di avere alle spalle persone competenti, ma soprattutto appassionate di calcio e di Juventus. Questa è anche un’altra grande differenza tra quella bianconera e una dirigenza che delega o che ha una sede stabile all’estero: quando la squadra non sente la ferma presenza della dirigenza, è facile che questioni extracalcistiche assumano più rilevanza del calcio giocato.

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Nonostante gli attacchi mediatici più volte indirizzati alla presidenza e alla società, gli Agnelli hanno saputo fungere da parafulmine, assorbendo queste distrazioni e restituendo alla squadra la serenità e la consapevolezza di dover solo guardare al campo, permettendo ad un gruppo di straordinari professionisti di riscrivere la storia del calcio.
La dMarotta-agnelliirigenza ha saputo investire sapientemente nel gruppo, apportando miglioramenti alla rosa che fossero compatibili con le necessità di bilancio, riportando la Juventus ai fasti del passato. 5 Scudetti consecutivi, 1 Coppa Italia, 3 Supercoppa Italiana oltre ad essere tornati a disputare una finale di Champions e una semifinale di Europa League.

I successi sportivi sono inconfutabili e lapalissiani, ma quello che forse i molti non vedono è la contingente programmazione societaria che ha permesso, tra l’altro, la realizzazione dello Stadium, struttura interamente finanziata dalla proprietà, dell’acquisizione della Continassa sulla quale sorgerà il “J Village”, struttura all’avanguardia che ospiterà un nuovo Hotel, il nuovo Training and Media Center della Prima squadra, oltre alla nuova sede societaria e di varie attività commerciali.

In ultimo, come non citare l’inagurazione della “J Academy”, di fatto centro sportivo dedicato allo sviluppo dei nuovi talenti bianconeri, segno ulteriore di una lungimiranza che non trova pari nei confini nostrani. La struttura offrirà la scuola calcio (Academy all’estero) per scovare e far crescere in casa i possibili giocatori del futuro, ma anche servizi come il Camp, che permetterà a ragazzi e ragazze dai 5 ai 17 anni di vivere una vacanza immersi nel mondo bianconero.

Si dice che dietro ad un grande uomo vi sia sempre una grande donna, in questo caso, concedeteci di stravolgere questo detto e porgere un plauso a quegli uomini che stanno dietro la Vecchia Signora e che hanno saputo riconsegnarla ai fasti del calcio italiano.

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