Dieci anni fa, la prima pietra di Calciopoli: chi sceglie l'oblio, chi non dimentica

Dieci anni fa, la prima pietra di Calciopoli: chi sceglie l’oblio, chi non dimentica


In questo pezzo non trovate un solo nome dei protagonisti di Calciopoli. E’ un atto voluto. Oblio, niente altro che oblio“. Il 22 aprile di dieci anni fa la Gazzetta dello Sport pubblicava le prime intercettazioni (e successivamente anche le sentenze…), dalle quali si sarebbe dipanato il processo che ebbe l’unico risultato di mandare la Juventus in serie B, spogliandola dei suoi migliori calciatori (non tutti…) e lasciando carta bianca all’Inter per qualche anno. E l’oblio, alla luce di tutto quello che è venuto fuori negli anni seguenti, è l’unico paravento dietro al quale il giornale di colore rosa e tutti i media italiani possono trincerarsi. “Calciopoli è una storia chiara. Con le sue forze e le sue debolezze, con le sue inoppugnabili verità e le sue (piccole) lacune, con la sua giustizia giusta, penale e sportiva, e non era scritto che dovessero sovrapporsi fino a questo punto”. Questo è quanto pubblica oggi la Gazzetta: la conclusione riportata in avvio di pezzo, a ben vedere, potrebbe figurare bene come titolo di ogni articolo sull’argomento. Altro che chiedersi se “la lezione è servita”: voi avete scelto l’oblio, noi no.

Noi, intesi come giornalisti tout court e non necessariamente schierati con la Juventus, non potremmo scegliere l’oblio. Perché non sarebbe deontologicamente, intellettualmente e moralmente corretto far finta che la sentenza del Tribunale di Napoli (non esistono prove di alterazione del campionato 2004/2005) non sia mai stata pronunciata. Oppure che non sia stato condannato un solo arbitro (De Santis), per giunta per un Lecce-Parma; che non ci furono ammonizioni pilotate pro-Juve; che le sim svizzere non siano state attivate soltanto dopo le partite in un primo momento “contestate”; che non siano mai venute fuori migliaia di intercettazioni riguardanti tutta la serie A, ed in particolare la seconda squadra di Milano, individuate come gravissime dai carabinieri (vi ricordate i baffi di Tuttosport?) e – chissà per quale motivo – occultate per anni (eternamente grazie a Nico Penta, a tal proposito).

Ancora: che il campionato 2005/2006 non sia mai stato oggetto d’indagine, e che quel titolo non sia stato assegnato con un semplice comunicato stampa in cui si leggeva che “non esistono motivi per non assegnare…”. Che i “saggi” di una Federazione commissariata non siano stati competenti per assegnare un titolo (nel modo in cui abbiamo visto…) e che la stessa Federazione si sia poi dichiarata incompetente nel toglierlo all’indomani della celebre relazione-Palazzi, limitandosi ad augurarsi che l’Inter non facesse ricorso alla prescrizione. Che i sorteggi non fossero truccati, e che le prove per dimostrarne l’irregolarità non si siano dimostrate fasulle. Che la cupola tanto decantata non fosse stata smontata praticamente subito, che il principale teste dell’accusa (il De Cillis) non sia tutt’ora indagato per falsa testimonianza.

Dobbiamo proseguire? Vi dobbiamo parlare del ricorso al Tar che avrebbe bloccato il campionato 2006/2007, e che Luca Cordero di Montezemolo fece ritirare? Delle mosse della società bianconera atte a impedire la “scalata” alla Juve da parte di Moggi e Giraudo? (Ad esempio, la tabula rasa di tutte le azioni della Juve in borsa). Oppure delle decine di stranezze e incongruenze processuali, ben documentate dall’avvocato Prioreschi nel bellissimo libro “30 sul Campo”? Inutile, tanto voi preferite l’oblio. Voi, tutte queste cose non le avete mai raccontate, e state continuando a fingere che non siano mai successe. E siccome un giornalista dovrebbe avere come unico “Dio” la notizia, ci poniamo una domanda: perché? E vorremmo tanto ricevere una risposta sincera (illusi, noi…).

Banner-Editoriale-Gennaro-AcunzoVoi fate parte del partito-Tavecchio, il quale di recente è tornato alla carica sull’argomento chiedendosi come mai “i bianconeri continuino con la richiesta di risarcimento ai danni della Federazione. Sappiamo tutti cosa è stato Calciopoli”. Appunto, proprio per questo motivo la Juventus insiste con quel ricorso che rappresenta un’arma per la restituzione dei due titoli vinti sul campo: sappiamo cos’è stata Calciopoli, ed è esattamente per questo motivo che il sangue ribolle fino a far sì che questi dieci anni in realtà non siano mai passati.  “Se noi applicassimo le norme in modo rigido, solo 5 squadre si potrebbero iscrivere alla Serie A”, ha detto ancora Tavecchio. Conti alla mano, di sicuro la Juventus farebbe parte di queste 5: allora perché le regole non si applicano, caro Presidente?

Ci sia perdonato l’inciso, a volte ci lasciamo prendere dall’oblio. E in un ultimo slancio di lucidità, vorremmo chiedere a voi del partito-Tavecchio se, in tutta sincerità, sia convenuto. Facciamo un ragionamento paradossale, perché la squadra di Capello avrebbe dominato per chissà quanti anni ancora. La Juventus è ripartita praticamente da zero, e con l’avvento di Andrea Agnelli è stato messo in atto un piano industriale che, poggiando sulle solide impalcature dello Juventus Stadium, ha portato la formazione bianconera a tiranneggiare (quanto ci piace questo termine) in Italia, ed a competere coi principali top club europei. A differenza delle milanesi, che non sono riuscite a dare seguito alla fine di una generazione d’oro (il Milan) o alla “vittoria” della Champions (i nerazzurri). Le uniche avversarie sono squadre che, seppur di buon livello, alla lunga non reggono il confronto (Roma e Napoli). Il paradosso sta nel fatto che dalla tabula rasa di Calciopoli la Juventus è venuta fuori rinforzata, mentre le altre si sono sempre più indebolite. Sinceramente: ma vi è convenuto?

Gennaro Acunzo

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