L'analisi tattica - Mandzukic "chiama", Dybala "risponde": troppa Juve per questa serie A

L’analisi tattica – Mandzukic “chiama”, Dybala “risponde”: troppa Juve per questa serie A


L’eccezionalità che diventa normalità: andare in pressing anche sul 3-0, a partita finita, con cattiveria e rabbia. Come vuole il mister, come la maglia impone: carattere, tecnica, intelligenza tattica. Questa Juventus ha il volto largo e gli occhi sornioni di Massimiliano Allegri: ora, come in passato, come (speriamo) in futuro. Perché tanta superiorità “arrogante” difficilmente è stata riscontrata, in Italia come in altri campionati europei: la Lazio è una buona squadra, ha buoni giocatori, questa sera è sembrata una formazione di Eccellenza contro cui svolgere i primi test estivi. Questa Juventus sta facendo diventare normale l’eccezionale, che resta pur sempre eccezionale: non dimentichiamolo, perché nel calcio non c’è nulla di scontato.

Nel primo tempo, come ormai da consuetudine, la Juventus lascia agli avversari uno sterile possesso palla orizzontale, chiudendo ogni linea di passaggio per eventuali imbucate. Una tattica redditizia, ma che non piace a Mario Mandzukic: il croato chiama la squadra al pressing alto, il baricentro sale, la Lazio non vede praticamente più palla dopo 10 minuti. Si alzano Lichtsteiner e Alex Sandro, la Lazio cerca di controbattere tenendo Keita molto largo per “attirare” Barzagli e lasciare spazio a Lulic o Parolo, ma la mossa non sortisce gli effetti sperati perché la Juve è troppo compatta. Le diagonali di Rugani e Sandro sono precise, il centrocampo tampona e riparte, le seconde palle sono tutte bianconere.

Ma è soprattutto l’ingresso in partita di Dybala che mette la Juve in carreggiata: l’argentino, inizialmente defilato, si riprende la solita posizione centrale e prende a illuminare il gioco come è solito fare. Mossa che consente alla squadra di restare sempre alta, marcare preventivamente i fantasmi di Felipe Anderson e Djordjevic, attaccare alle spalle i due terzini. Dai e dai il gol arriva, con quello che ormai è uno schema consolidato: palla lunga sul secondo palo a Pogba, tiraccio nel mezzo e zampata del croato arrabbiato.

La direttrice del gioco bianconero resta sempre la stessa, ossia Bonucci-Dybala: un po’ per scelta, un po’ per la necessità dettata dalla strana timidezza di Hernanes. Almeno in avvio, infatti, erano Pogba e Khedira a venire incontro ai difensori per cucire gioco. Il talento infinito e la classe del piccolo argentino hanno fatto il resto: nella ripresa l’espulsione di Patric e il rigore del 2-0 hanno di fatto messo fine alla partita. Simone Inzaghi aveva provato a inserire Milinkovic per Parolo, schierando la squadra col 4-3-2 una volta in dieci, ma ogni mossa si è rivelata inutile. L’ipnotico possesso palla bianconero ha fatto da sfondo ad un secondo tempo simile ad un allenamento più che ad una partita: succede spesso, a Torino.

Gennaro Acunzo

 

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