Così forte, così leggero, così Pogba

Così forte, così leggero, così Pogba


Probabilmente un giorno, neanche troppo lontano, verranno da un altro pianeta a richiamarselo. È che con la banalità del mondo nostrano non ha nulla a che fare: è superiore a tutto, a tutti. E pure di gran lunga. Nel frattempo, godersi l’estro di Paul Pogba ha il sapore di una sigaretta consumata dopo le fatiche di un’intera giornata, il calore di una rimpatriata organizzata alla meglio prima di partire e di non voltarti più indietro. Ti rimette al mondo, ecco. Ti ridà confidenza. Ti ricorda perché il calcio, nonostante tutto, resta parte integrante della tua vita.

Giusto un appunto, Paul: solo che gli riesce lasciandoti addosso anche un pizzico di malinconia. Perché tutto quel talento, un prezzo, ce l’ha. E ad ogni doppio passo, ad ogni dribbling, ad ogni guizzo da purissimo genio, va un po’ più via dalla Juve. Va un po’ più lontano dal suo mondo. E dal tuo, e da chi vuol trattenerlo.

Mandzukic e Pogba

PENNELLO – Ah, ovviamente qualcuno l’ha buttata sulla solita querelle: ch’è uno bravo più a sprecare che inventare. Che magari tiene troppo palla e che poi, poi è pure egoista. Ma dai. Ma come? Ma soprattutto: perché? L’Avvocato, lassù, se lo starà coccolando partita dopo partita: e quanto gli sarebbe piaciuto, Pogba. Con le sue finte, però concrete; con la voglia di strafare, e quindi mai banale; con un destro fatato, però sempre più nel vivo di un gioco profondamente corale. Con una testa al lavoro a mo’ di navigatore: ha trovato anzitempo la strada per diventare uno dei migliori al mondo, ora non vuole e non può perdersi. Contro l’Empoli, l’ultima prova in grado di avvalorare una tesi ormai già datata: se occorre girar squadra e ruota, lui c’è. E non ha paura, a dispetto dei ventitré anni, della pressione, dell’enormi aspettative sempre più giustificabili da quant’accade in campo.

UN’ALTRA STORIA – È il destino del dieci, del predestinato, di chi è indiscutibilmente folgorato da un talento imbarazzante. Di chi, anche quando gioca con fare ‘normale’, finisce sempre per fare la differenza: e allora, figuriamoci quando vuol fare il fenomeno. Molto semplicemente, il tocco dentro per Mandzukic non è solo un assist di collo interno soave: è fare la scelta giusta al momento giusto. È magari mettere da parte, pur soltanto per un istante, il proprio ego e chiudere le porte dell’inconcludenza ponendosi al servizio della squadra. Questo è ciò che fa un campione. Questo è ciò che porta ad essere un fuoriclasse. Per ora, magari, soltanto potenziale. Ma non c’è futuro più assicurato del suo. Raiola lo sa: ci ha visto così lungo ch’è già da un po’ intento a sfregarsi le mani.
Sarà un’altra estate di lavoro, un po’ per tutti. Nel frattempo: sigaretta, rimpatriata e Pogba. Alieno in un mondo troppo umano.

Cristiano Corbo

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