Bayern-Juve, l'analisi del centrocampo: la "mossa Pogba" prima, i cambi di Guardiola poi

Bayern-Juve, l’analisi del centrocampo: la “mossa Pogba” prima, i cambi di Guardiola poi


Poteva essere, invece non è stato. Si conclude così la cavalcata europea della Juventus, in 120 minuti di passione, scanditi prima dall’illusione e dalla delusione poi.

LA GRANDE ILLUSIONE – Pronti via ed è subito Pogba a far urlare di gioia i tanti tifosi bianconeri all’Allianz e non solo: Khedira mette una gran palla in profondità per Lichtsteiner sulla destra, che sfrutta al massimo il malinteso tra Alaba e Neuer in uscita. Palla sui piedi del francesino che dal limite insacca a porta sguarnita. La mediana disegnata da Allegri è per certi versi forzata, dato che se disponibile avrebbe giocato sicuramente Marchisio al posto di Hernanes, ma funziona perfettamente nel primo tempo. Pogba e Khedira in fase di non possesso spalleggiano il brasiliano al centro, con Cuadrado e Alex Sandro sempre pronti a raddoppiare su Douglas Costa e Ribery. In fase d’attacco si vede una bella novità: il numero 10 bianconero è avanzato, avanzatissimo, quasi in linea con Morata in certi punti, pronto ad aggredire gli spazi sul centro sinistra tra Kimmich e Lahm e i buchi lasciati da un Bayern statico, fermo, bloccato dai movimenti e dal pressing bianconero. E’ così che nasce la prima rete: con Pogba, disallineato a Khedira, che si fionda in profondità proprio come un attaccante.Bayern Munich vs Juventus Turin

I CAMBI FANNO LA DIFFERENZA – Di palloni giocabili ce ne sono poi veramente pochi, quasi contati sulle dita di una mano. Com’era prevedibile il Bayern palleggia, la tiene tantissimo, fa almeno il quintuplo dei passaggi che fanno gli uomini di Allegri. Ma Xabi e Vidal sono arginati a loro stessi, faticano a trovare le giuste misure. Khedira pressa anche chi non c’è, Hernanes non tocca palloni ma occupa benissimo le linee di passaggio avversarie e Pogba sprizza classe da ogni parte quando l’accarezza in contropiede. Poi però Guardiola l’aggiusta dopo un primo tempo disastroso, prima con Bernat per Benatia a sistemare la difesa poi con Coman al posto di uno spento Xabi, accentrando Douglas Costa e dando le chiavi del centrocampo a Vidal, che da lì inizia a fare il Vidal. Il contrario di quanto accaduto nella fila bianconere: fuori Khedira per Sturaro, che fatica a riconoscere l’importante palcoscenico e perde molti palloni, peccando nei controlli e anche nell’impatto sul match.

ESTERNI BLOCCATI, CI PENSA COMAN – Sugli esterni invece si accusa la grande stanchezza accumulata, fatta di rincorse, corse e raddoppi. L’ingresso di Coman poi fa sbocciare il Bayern: il ragazzino fa poche cose in realtà, ma a velocità non possibili per gli altri. Se è sull’esterno, va sul fondo a crossare al centro (vedi gol Muller), se più accentrato prova il dribbling e la conclusione a giro (vedi quarto gol). Alex Sandro ed Evra gli leggono quasi sempre la targa. Sul lato opposto Cuadrado e Lichtsteiner hanno sulla carta lo scomodissimo Ribery, che però per un’ora si annulla da solo, imbottigliandosi nel traffico e non trovando mai le giuste contromosse. Nella ripresa alla lunga viene fuori anche il suo talento strabordante, fino ad allora tappato alla grande grazie ai preziosi aiuti del colombiano al compagno svizzero.

Resta il risultato finale però a scandire l’eliminazione. Ma resta pure la grande Juve durata 70 minuti, che ha fatto tremare veramente le gambe a quella che è una superpotenza calcistica a tutti gli effetti. Resta anche il fatto che date le assenze e i forfait prima del fischio d’inizio, si pensava ad una cosa a senso unico da parte dei bavaresi, che l’hanno dovuta sudare davvero la qualificazione contro un’ottima Juve. Durata troppo poco però, i cambi han fatto la differenza a metà della ripresa.

Oscar Toson

 

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