Sì, quei venti minuti finali di Juve-Bayern hanno avuto anche i loro risvolti negativi

Sì, quei venti minuti finali di Juve-Bayern hanno avuto anche i loro risvolti negativi


Sembra una provocazione, ma non lo è. E in nessun aspetto. Perché quei venti minuti finali di Juve-Bayern hanno avuto anche i loro risvolti negativi, sì. In che modo? Hanno dato una certezza, oltre alla speranza. Ed è vero: serve vincere. Ma il risultato dell’andata – a tratti positivo – può riportare la Juventus verso l’uscita secondaria del coraggio. Che poi sarebbe la paura, che allora vorrebbe dire eliminazione. Perché chi va avanti col fare di chi può – ma non vorrebbe – accontentarsi, finisce inevitabilmente per farlo.

Oh, l’andata allo Stadium è stata un crescendo di forza, agonismo, grinta. Un assolo di puro rock dopo sessanta minuti di pianobar: giocando un po’ a nascondersi, un po’ a fregarsene. Come spesso accade, è Patrice Evra ad aver raccontato la nuda, che si fa cruda, verità: s’è pagato l’approccio, tra pressing asfissiante e sospiri a centrocampo. E s’è recuperato in un’unica maniera: ripiazzandosi il dna dentro, quasi al volo.

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Molli, timorosi, al limite del terrore brutto e cattivo, in quel martedì da pecore a leoni. Come sempre accade, è lo stesso francese a tirar fuori l’orgoglio dalle sabbie mobili dei disfattisti. E qual è la strada che indica? L’affrontarsi muso a muso, il mantenere la testa altissima. Che non vuol dire essere sfrontati: perché, all’Allianz, un atteggiamento del genere non potresti non pagarlo. Ma significa essere sul pezzo, non lasciarsi sopraffare da ciò che potrebbe essere ,quindi vivere ciò che è. Su ogni contrasto, su ogni seconda palla, in ogni maledettissimo minuto che la sorte concederà alla Juventus.

Sì, quei venti minuti finali di Juve-Bayern hanno avuto anche i loro risvolti negativi. Suonerà strano, suonerà male, suonerà atipico. Però suona pure un campanello d’allarme: tirarsi indietro, ora come ora, non serve a nulla. Eppure il rischio, seppur minimo, c’è e mette ancor più pressione.
Ecco: a Monaco si va per vincere, sia chiaro. Ed il non riuscirci non equivarrebbe neanche ad una sconfitta. Ma tutto, tutto questo, è semplicemente l’insegnamento d’una vita intera: le paure, alla fine, tocca affrontarle. Max le affronterà a quattro, gli juventini quatti quatti. Con la testa posizionata nella giusto modo, si evitano pure contraccolpi. Lo dice il codice della strada verso lo scudetto.

Cristiano Corbo

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