Da Bergamo a... Bergamo: Morata e quella voglia di ritrovarsi

Da Bergamo a… Bergamo: Morata e quella voglia di ritrovarsi


Tornare alle origini, per ritrovarsi. È quello che serve, in quei momenti di difficoltà che sembrano tunnel senza una fine. E pare proprio che Alvaro Morata ci si sia infilato, in uno di quei tunnel: pochi gol e prestazioni spesso insufficienti – ultima quella contro l’Inter. La genesi dello spagnolo in bianconero, tuttavia, ha un luogo ben preciso: lo stadio Atleti Azzurri d’Italia, a Bergamo.

Quinta giornata dello scorso campionato, alla fine di settembre. Morata non s’era ancora conquistato un posto fisso e, infatti, anche quella sera entrò dalla panchina: era il 67′ e i due gol di Tevez sembravano aver già messo in ghiaccio il risultato. Passano una decina di minuti e il numero nove, di testa, mette dentro la terza rete: quello è il primo dei quindi gol stagionali, alcuni dei quali decisamente importanti – chiedete, per informazioni, al “suo” Real Madrid.

La scorsa annata, per tanti motivi, sembrava aver iscritto Morata alla categoria dei predestinati: segnare in semifinale e finale di Champions, a quell’età, non è da tutti. E, quindi, questa doveva essere la stagione della consacrazione: si capisce, così, la profonda delusione dell’ambiente bianconero, per le prove opache dell’ariete iberico. Ha segnato solo otto reti e, dopo tante occasioni mancate, ha dovuto cedere il posto a Paulo Dybala: allo stato delle cose, Morata è una riserva.

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Da quel gol a Bergamo, insomma, n’è passata d’acqua sotto i ponti: Alvaro avrebbe dovuto scrollarsi di dosso l’etichetta di promessa, per diventare finalmente un campione. Missione fallita, per ora: troppi esami falliti, troppe chance sprecate e la brutta prestazione in Coppa Italia, nella figuraccia di San Siro, non lo aiuterà a ottenere una maglia da titolare, domani.

Eppure si torna a Bergamo, dove lui respira aria di gol. Eppure, potete scommetterci, la voglia di bissare la gioia di un anno fa è tanta: è importante per la squadra, in lotta per il titolo, ma anche per lui. Eccome, se lo è: la rinascita della Signora s’è fatta attendere, ma è arrivata; ora, dopo tanti falsi allarmi, si aspetta quella di Morata. Che, lasciando da parte le varie clausole, è ancora un progetto di campione. Chissà che non possa alzarsi di nuovo dalla panchina, entrare in campo e timbrare il cartellino… per continuare quanto iniziato lì, all’Atleti Azzurri.

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