Hernanes, Sturaro e la svolta del tridente: la chiave tattica viene dalla panchina

Hernanes, Sturaro e la svolta del tridente: la chiave tattica viene dalla panchina


Il cuore e la testa si fanno all’unisono la stessa domanda: perché? Perché è stato necessario aspettare il 2-0 del Bayern per veder scatenarsi la rabbia della Juventus? Domanda legittima ma a ben vedere mal posta, perché sin dall’avvio del secondo tempo i bianconeri avevano decisamente alzato il baricentro e portato un pressing più alto. Il raddoppio di Robben è stato un lampo causato da una palla persa malamente (da Khedira) e da un probabile fallo di Lewandovski su Bonucci, ma la pellicola stava già scorrendo in un altro verso. Merito dell’orgoglio, merito di Allegri che ha dato la svolta inserendo Hernanes per Marchisio. Affaticamento muscolare diplomatico? E’ molto probabile, perché il brasiliano ha messo in campo tecnica e personalità, sbarrando la strada in particolare a Muller, che non ha trovato più spazio alle spalle del centravanti polacco.

IL 3-6-1 BAVARESE E I TERZINI A CENTROCAMPO. Ma è giusto dire che la marea bavarese è stata impressionante per tutto il primo tempo, al di là degli episodi contestati: nel dispositivo inventato da Guardiola, l’azione partiva da Vidal che si abbassava in mezzo ai due centrali trasmettendo gioco su Lahm e Bernat, che stringevano in mezzo garantendo netta superiorità in mezzo al campo. Una sorta di 3-6-1 in cui Robben e Douglas Costa restavano larghissimi, Muller si muoveva come un falco alle spalle di Lewandovski e Thiago faceva da raccordo. Linee strettissime, il cileno abile a togliere luce a tutte le verticalizzazioni e tagli nel mezzo dei terzini lasciando spazio sugli esterni.

QUELLO CHE MANCA A DYBALA. La Juve ha sbagliato a non allungare il Bayern cercando con maggiore insistenza Mandzukic, cosa che invece è avvenuta nel secondo tempo: i tedeschi riuscivano infatti a portare tutti i dieci uomini nella metà campo bianconera, rendendo di fatto impossibile l’uscita palla al piede anche perché Dybala (e in questo si è vista tutta la differenza con Tevez) non è mai riuscito a farsi trovare libero fra le linee dando appoggio alla manovra.

L’ARIETE CROATO, il 4-3-3 E IL CORAGGIO DEL PROFETA. Nel secondo tempo le cose sono cambiate per una serie di motivi: la Juve ha preso fiducia dopo il primo gol, Mandzukic è stato cercato con maggiore insistenza ed ha allungato la difesa bavarese, risultando determinante sui due gol. L’inserimento di Hernanes e di Sturaro ed il passaggio al 4-3-3 con l’ingresso di Morata ha cambiato le carte in tavola. Gli spazi sugli esterni sono stati attaccati con maggiore cattiveria e i tedeschi hanno arretrato. È naturale che in questo ha aiutato anche il calo fisico della formazione di Guardiola, che difficilmente avrebbe potuto portare quel pressing furioso per tutti i 90’. Ma ora una speranza c’è: sarebbe folle, al ritorno, offrire il fianco come fatto durante il primo tempo di oggi, ma sarebbe ancora più folle non crederci.

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