Bologna-Juve, l’analisi del centrocampo: il trequartista non va, gli esterni si bloccano

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Non se ne faccia un dramma, prima o poi la striscia di vittorie doveva interrompersi. I bianconeri non raccolgono i tre punti contro un ottimo Bologna, decisamente una delle squadre più in forma del campionato, come ribadito anche dallo stesso Allegri. Nelle ultime 16 partite i bianconeri hanno messo in cascina 46 punti su 48 disponibili, numeri mostruosi se si pensa al tormentato avvio di stagione. E in quel di Bologna è tornato anche Pereyra dal primo minuto, ma non ha saputo incidere come voleva.

TREQUARTISTA INSABBIATO – Il centrocampo presentato da Allegri infatti prevedeva i tre nel mezzo (leggasi Marchisio spalleggiato da Sturaro e Pogba) e Pereyra tra le linee del centrocampo e d’attacco a fare da collante. Nel giro di pochi minuti però il piano è andato a farsi benedire, con la gabbia bolognese disegnata da Donadoni a oscurare il redivivo Tucumano e bloccare le avanzate di Pogba e Sturaro con il pressing asfissiante di Diawara e Donsah, fermati in partenza. Ecco che quindi anche Marchisio prova a staccarsi dalla posizione di base provando qualche proverbiale inserimento che l’hanno reso famoso in passato, ma senza troppo successo. Spesso Pereyra si è ritrovato anche a fare l’esterno, ma rimane poco o nulla in memoria dei primi 45 minuti.

CAMBIO DI MODULO – Nella ripresa Allegri inserisce Cuadrado per Pereyra registrando la squadra con quel 4-4-2 “storto” visto anche contro il Napoli. Cuadrado a destra a puntare Masina e Pogba a sinistra con licenza di accentrarsi, ma se nel mezzo non si passava, sugli esterni ci pensano i raddoppi costanti in aiuto di Giaccherini e Rizzo a spegnere i sogni di gloria bianconeri. C’è da aggiungere che l’accoppiata Zaza-Morata aiuta molto poco il centrocampo, che spesso si ritrova in inferiorità numerica (4vs5) ed è costretta in più di qualche occasione a contenere quando la palla ce l’ha il Bologna, e a un possesso prolungato ma poco pungente quando invece ce l’hanno i bianconeri.

Non di certo una serata memorabile, ma in un campionato lungo 38 giornate è impensabile pensare di vincere tutte le partite ed è assolutamente fisiologico un leggero calo di aggressività. Per ora la testa della classifica rimane, ma ora è tempo di Bayern.

 

Oscar Toson

 

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