La voglia di vincere contro la voglia di battere la Juve

La voglia di vincere contro la voglia di battere la Juve


Sapete cosa differenzia la Juve dalle altre squadre? La voglia di vincere. La frase “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” per noi non è una frase buttata lì per caso. Non è un coro da stadio che diventa popolare per un’annata.  È l’essenza, è la prima regola, il primo pensiero che balena nelle nostre menti appena svegli.

Non è una frase scontata. La fame di vincere degli altri è diversa. A noi è pure grinta, passione. Deriva dall’amore che proviamo per il calcio, la venerazione della “Vittoria”. Gli altri provano solo un profondo odio verso di noi. L’odio acceca le menti, non ti permette di pensare in maniera lucida. Questo differenzia la Juve dalle altre squadre. Battere la Juve e perdere tutte le altre partite è motivo di vanto. Noi preferiamo vincerle tutte e arrivare in fondo in testa. La singola partita non ci interessa. Sconfiggere tutti gli avversari è l’unico motivo di soddisfazione.

Nessuno può capirlo, perché vincere è qualcosa di innato. Non si diventa vincitori da un giorno all’altro. Sapete da cosa si capisce? Dagli occhi! Provate a guardare gli occhi dei giocatori della Juve nel pre-partita. Concentrati, arrabbiati, con la voglia di spaccare il mondo. La maglia che si indossa, quei colori, quello stemma, quelle tre stelle danno una carica incredibile. L’energia della maglia appena indossata viene trasmessa al corpo e alla mente dei calciatori. Tutti coloro che sono passati nell’ambiente Juve lo hanno capito. Tutti hanno inteso cosa vuol dire indossare una maglia che pesa. Non si conosce pressione in tal senso. Vincere è l’abitudine.

La partita con il Napoli forse è il massimo esempio di quanto detto. Il loro odio profondo sarà un’arma a doppio taglio. Mai come questa volta è aumentato in maniera esponenziale. Tutti se ne sono accorti, da subito. Erano le 17:00, dopo le partite di Frosinone-Juve e Napoli-Carpi, i giornali già parlavano del big match: Maradona, Simoni (che non c’entra niente, ma fa notizia), Cannavaro. Tutti hanno voluto dire qualcosa sulla sfida. Una settimana intensa di chiacchiere da bar non si è mai vista negli ultimi anni. 24 ore su 24, senza un attimo di respiro. Ora, però, è il momento di scendere in campo. Stop alle interviste, alle dichiarazioni, agli editorali, è il momento di far rotolare quella palla.

Come sempre i giornali hanno provato a scalfire la solidità della Juve. Prima l’addio di Allegri ( ci provarono più e più volte all’epoca con Conte, ndr ), poi Pogba, ora il turno di Dybala. Non ci scalfisce niente. Loro, d’altro canto, come arriveranno alla partita? Stanchi, stressati psicologicamente? Noi ci passiamo ogni qual volta che si parla di Juve e sappiamo come affrontare questi momenti. Ma loro? Stop parlare. Alle 20:45 si inizia.

Alberto Gencarelli

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