Risorge Morata, Inter asfaltata!

Risorge Morata, Inter asfaltata!


La Juve continua a “surfare” sull’onda del successo e, senza nemmeno destare l’impressione di spremersi troppo, ha cavalcato agevolmente anche l’onda, tutt’altro che estrema, costituita dalla seconda squadra di Milano nel clàsico d’andata della Tim Cup.

La partita, inizialmente bruttina e tatticamente molto bloccata, ha offerto una prima frazione di gioco in apparente equilibrio nell’ambito della quale i detentori del trofeo, mai minacciati anche solo velatamente, sono apparsi discretamente in ambasce nella terra di mezzo e poco incisivi in attacco, ove la strenua applicazione del ragazzo madrileno, poco assecondata da un sodale di reparto meno feroce del solito, s’infrangeva nella rude, scomposta e approssimata opposizione dei difendenti, per declinare nella risacca molto arruffata dei sacripanti della mediana nerazzurra che, di riffa o di raffa, precludevano lo sfruttamento della seconda palla in uscita ai contraltari bianconeri.

Affatto casualmente, l’unico tiro scagliato nel perimetro difeso da Handanovič è stato quello effettuato dal dischetto da parte del ritrovato Álvarito, a seguito di un penalty certamente meno sesquipedale di quello inopinatamente negato dal sig. Tagliavento di Terni nell’unica altra circostanza in cui i supercampioni d’Italia si sono resi effettivamente pericolosi.

Il vantaggio maturato al cospetto di un’avversaria che notoriamente palesa enormi difficoltà nella costruzione del gioco ha sostanzialmente deciso l’esito della gara. Madama si è assestata dietro la linea della palla intenzionalmente tesa a scattare, come un coltello a serramanico, per sferrare in ripartenza ferite letali a un’antagonista che, costretta a scoprirsi, non è più riuscita a camuffare la propria compattezza di cartone, ulteriormente sbriciolatasi al sopraggiungere di un’inferiorità numerica più prevedibile di un temporale estivo.

Il punteggio, congruo e a consuntivo addirittura penalizzante ( alla luce di quanto accaduto nel tempo di “clausura” ), salvo cataclismi che perfino veggenti di provata attendibilità faticherebbero a vaticinare, dovrebbe aver posato una pietra tombale sul destino della qualificazione all’ultimo atto del torneo minore e trasformato la restituzione della visita in un’amichevole di prestigio da consumarsi a corredo dello shopping pomeridiano.

Troppo forte la Juve o troppo debole l’Inter e tutte le altre? Le risposte arriveranno a stretto di giro di posta dall’unica altra formazione peninsulare momentaneamente credibile, il Napoli, ma soprattutto dal Bayern di Monaco, e definiranno in maniera inconfutabile il vero spessore di una squadra che lo scriba, è documentato, già nel mese di luglio indicò teoricamente migliore di quella che concluse il suo ciclo a Berlino.

Proprio in vista di quelle sfide, è rilevante che il puntero madrileno abbia riesumato la sua vena goleadoristica, così come è importante che l’impiego a singhiozzo di Cuadrado non ne abbia avvelenato gli umori. Quanto al talento di Laguna larga, che altro aggiungere? Ormai riesce a incidere anche con una breve comparsata e il fatto che sia portato in palmo di mano dagli Dei bullonati è dimostrato dalla conversione in oro di ogni pallone che transita per il suo piede mancino.

Se la Juventus avesse anche un playmaker capace di sveltire la manovra verticalizzandola più e meglio di quanto è nelle corde degli attuali centrocampisti, il meccanismo sarebbe quasi perfetto e, in quel “quasi”, sono racchiuse tutte le perplessità e/o incertezze afferenti il prosieguo del cammino nell’unica coppa che davvero conta.

Scaramanticamente in ossequio all’abitudine instaurata quando cominciò l’entusiasmante striscia vincente, è comunque preferibile: rallegrarsi di quel che offre la “Casa”, che non è poco, e non indugiare oltremisura su quel che accadrà nel mese di febbraio; l’unico futuro che merita attenzione è adagiato sulla riva clivense dell’Adige, ove all’ora di pranzo sarà imperativo riconquistare, anche solo per un’oretta, la cima del campionato

Dopo due partite psicologicamente faticose come quelle appena disputate, la terza, specie se la contendente non stuzzica particolarmente l’animus pugnandi, è la più insidiosa, ma la Göeba non può permettersi rilassamenti, non ancora e, all’uopo, è tanto presumibile quanto auspicabile che la guida tecnica rievochi a beneficio della truppa lo spavento prenatalizio di Reggio Emilia.

C’è un record da eguagliare e ci sono “mussi volanti” da atterrare; anche per evitare che il “ciuccio” terrestre prenda a sua volta il volo…

Ezio MALETTO ( Twitter @EzioMaletto )