Sogni estivi vs realtà invernali

Sogni estivi vs realtà invernali


Il calcio d’agosto vale quanto un ghiacciolo davanti a un camino acceso. Lo si sa da sempre, ma questo non impedisce di tirare spesso conclusioni affrettate e sbagliate sul reale valore di alcuni giocatori e talora di intere rose. Così, i sogni estivi spesso svaniscono con l’arrivo dell’inverno. Questo deve essere più o meno quello che pensano i tifosi romanisti dopo aver visto la prestazione a dir poco opaca dei giallorossi allo Stadium. Abbiamo ancora ben presenti le dichiarazioni trionfali di qualche mese fa, in cui si celebrava il mercato di Sabatini & Co. impreziosito dal colpo Dzeko e dallo sgarbo ai viola per Salah. Dosi rincarate da quello che sembrava un evidente indebolimento della Juve, che perdeva in un colpo solo 3-4 pedine fondamentali senza, a detta di molti, aver trovato delle vere alternative. La partita all’Olimpico alla seconda di andata sembrava dar ragione a tutti questi pensieri. Ma considerando che era il 30 agosto, possiamo annoverarla ancora tra i sogni estivi. Il freddo inverno (nemmeno troppo quest’anno), come spesso accade, ha portato con sé tutt’altre verità. Una su tutte: il mercato della Juve non è stato così disastroso come volevano farci credere. E a dirla tutta, come molti juventini stessi avevano creduto. Per fare un banalissimo parallelo e rimanendo nel tema caldo di Juve-Roma, nessun tifoso bianconero a oggi farebbe mai lo scambio Dzeko-Mandzukic. E dire che il bosniaco in tempi non troppo remoti era stato obiettivo di mercato proprio della Juve, ai tempi in cui, per esigenze di posti limitati per gli extracomunitari, si optò per Krasic, con Edin che andò a vestire il blu-cielo del Manchester City. Oggi Dzeko è fermo al gol di testa di quella partita che aveva illuso o deluso un po’ tutti, a seconda da quale sponda si guardasse la sfida. Roma lanciatissima, Juve ferma al palo, da intendersi come quello che fermò il possibile pareggio di Bonucci ma anche come gli 0 punti del peggior avvio bianconero di sempre.

Per rimanere nell’attualità stretta, chiusa da poco Juve-Roma questa sera ci sarà Juve-Inter. Un altro tormentone del mercato estivo è stato l’acquisto da parte della squadra di Tohir di Kondogbia, atteso dalla Milano nerazzurra come fenomeno in grado di azzerare la differenza a centrocampo con la Juve di quel Pogba che viene considerato il gemello del nerazzurro. Forse però abbiamo ribaltato il concetto: è Kondogbia ad essere considerato il gemello di Poba, ma la cosa è strettamente legata alla titolarità di entrambi con la maglia dei Bleus, perchè Paul e “Kondo” sono da sempre giocatori completamente diversi, e l’errore è stato forse proprio pensare di poterli paragonare. Anche in questo caso storia simile: buona partenza del nerazzurro, avvio disarmante per il bianconero, che senza cotanti compagni di reparto (Vidal e Pirlo ovviamente) sembrava aver smarrito le proprie straordinarie doti. Ma, come si suol dire, il tempo è galantuomo e sistema spesso le cose. Con l’andare delle giornate Kondogbia ha palesato parecchie difficoltà ad inserirsi nel nostro campionato, vedendo spesso più la panchina che il campo, e con lui tutta l’Inter è involuta, nel gioco ma soprattutto nei risultati, perchè il gioco, a dire il vero, non è mai stato esaltante. Pogba per contro ha ricominciato a giocare e forse soprattutto a divertirsi e divertire, dispensando giocate preziose e non più fini a se stesse, in un crescendo che lo ha portato a segnare qualche gol e a sfornare tanti assist. Insomma la storia del mercato estivo e dei sogni sotto l’ombrellone è vecchia ma sembra si faccia fatica a mandarla a memoria.

Gary Lineker, al termine della semifinale persa dall’Inghilterra ai rigori contro la Germania al Mondiale italiano del 1990, chiosò: “Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince”. Lasciamo a voi l’esercizio di sostituire a piacere la Germania con la squadra che preferite, alla luce di quanto successo negli ultimi 4 anni. E per non sbagliare, adesso la Juve un tedesco, e che tedesco, ce l’ha anche.

Dario Ghiringhelli (@Dario_Ghiro)