Cavani, Parigi non è più casa. La Juve resta vigile

Cavani, Parigi non è più casa. La Juve resta vigile


Ancora panchina. 70 minuti seduto ai limiti del terreno di gioco, palco che solitamente lo vedeva protagonista assoluto. Ora abbondante in cui il PSG ha dimostrato di non avere granché bisogno di lui, affossando l’Angers, trascinato anche da Lucas, che gli ha ormai definitivamente portato via il posto. Del Cavani stellare, al top in Europa, pagato una marea di milioni, sembra non esserci più traccia.

Sono tempi duri per il Matador, abituato a fare la prima donna a Napoli e relegato ora al ruolo di comparsa. E solo nelle scene meno importanti. Tra lui e Blanc la rottura, ormai, è insanabile. L’allenatore francese preferisce diversi giocatori, non ha intenzione di costruire la squadra intorno all’uruguaiano e ha a più riprese elogiato quel Lucas che gli continua a preferire. Più adatto al modulo, più adatto a giocare con Ibra e Di Maria, più uomo spogliatoio. Cavani, infatti, pare essere un corpo estraneo al gruppo.

Il suo futuro è decisamente lontano da Parigi, ma immaginare una cessione in questi ultimi giorni di mercato sembra impossibile. Probabile, allora, se ne riparli a giugno, con la solita asta multimilionaria. Il Manchester United è sempre alla finestra, ma anche la Juve è spettatrice interessata. Interesse che potrebbe salire a seconda di come si evolverà la situazione Morata.

Sull’approdo del Matador a Torino, però, rimangono parecchie perplessità. L’atteggiamento evidenziato nella capitale francese non sembra quello che ci si aspetta da un giocatore della Juventus. In bianconero non si può arrivare pretendendo – ma nemmeno pensando – di fare i protagonisti assoluti. Alla Juve i giocatori che si adombrano per le panchine e fanno i capricci non sono mai andati a genio. Se si considera, poi, che parleremmo ancora di cifre astronomiche per un giocatore che avrà compiuto 29 anni, i dubbi aumentano. Certo, conosce il nostro campionato e probabilmente farebbe ancora la differenza, ma lo stile Juve, gli equilibri dello spogliatoio e l’armonia del gruppo non possono essere sacrificati per qualche gol.

Edoardo Siddi

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